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1) Il valore del denaro

19 ago
Tempo di lettura: 12 min

Aggiornamento: 21 ago

Da piccolo, i miei parenti erano soliti regalarmi piccole somme di denaro, soprattutto nelle ricorrenze più importanti, religiose o legate ai risultati delle pagelle scolastiche. In ogni caso ho sempre messo da parte tutti i soldi dei regali senza pensare a spenderli.

Ricordo ancora il mio bel salvadanaio: un maialino con la tuta da lavoro e gli attrezzi in mano... Avevo anche un "libretto al portatore", fatto probabilmente dai miei nonni alla mia nascita, strumento che al giorno d'oggi non esiste nemmeno più.

Più avanti nel tempo ho trasferito tutti i miei risparmi sul mio primo conto corrente. Non risparmiavo per disciplina, o almeno non lo facevo con consapevolezza: semplicemente all'inizio non capivo cosa stavo maneggiando, e in un secondo momento spendere non mi interessava proprio. Non ero un bambino esigente, tranne una grande passione: la lettura. Pensa che, da piccolo, mi raccontano che passassi il tempo a leggere le etichette sui giochi, quasi per prendere dimestichezza con le lettere.

Una volta l'anno, durante le vacanze estive al mare, si passava sempre in libreria per prendere il fumetto o il libro più grosso che c'era. Passavo ore a scegliere il libro giusto. Se ci penso adesso, poveri i miei genitori... Ma che belli i racconti di Paperino, Topolino e compagni che parafrasavano le opere letterarie famose!

Leggevo ovunque: in camera, in bagno, in spiaggia e persino mentre camminavo per strada.

Ecco, una delle spese di cui ho memoria è stata durante l'adolescenza, ogni volta che usciva un libro nuovo della saga di Harry Potter. Siamo cresciuti veramente insieme.

L'altra mia grande passione erano i videogiochi. Anche in quel caso, credo di aver acquistato 3-4 giochi massimo, pochi ma buoni. Li ho decisamente goduti e usurati.


La maggior parte delle volte, per tenere da parte il mio tesoretto accumulato, sfruttavo l'occasione del compleanno per chiedere come regalo ciò che sapevo avrei realmente apprezzato, dopo averci pensato con calma per mesi. Se poi quello che desideravo costava troppo per una sola persona (evento raro, credo che il regalo più grande che ho chiesto sia stato il mitico "game boy"...), la soluzione era far partecipare tutti insieme, nonni compresi, e il problema spariva.

Ripensandoci oggi, era già una piccola lezione di finanza personale, anche se nessuno l'avrebbe chiamata così: un regalo troppo costoso se diviso tra più persone diventava più accettabile per tutti. Effettivamente ho sempre preferito pochi regali di qualità piuttosto che riempirmi di cose che sarebbero durate giusto il tempo di aprire una confezione.

Ecco i primi segnali dell'abilità di selezionare ciò che era veramente importante e posticipare la gratificazione.

Non so dirti da dove venisse questa pazienza. So che mi ha accompagnato per tutta la vita, e che oggi la riconosco come uno degli strumenti più utili che possiedo, molto più di qualsiasi nozione tecnica che troverai in questo testo.


Facendo un salto avanti nel tempo, dopo i primi lavoretti estivi e il diploma, si aprivano per me le porte dell'università. Anche quel periodo mi ha formato molto dal punto di vista finanziario. Per farmi studiare, la mia famiglia aveva messo da parte un gruzzoletto.

Dopo svariate discussioni, i miei genitori hanno pensato di acquistare un immobile (a debito ovviamente), da utilizzare come mio alloggio durante i miei studi. L'idea era questa: io avrei vissuto con i proventi dell'immobile, diventando così quasi completamente autonomo dal punto di vista finanziario, mentre i miei genitori avrebbero pagato il mutuo. Avrei dovuto gestire l'affitto, gli inquilini, i contratti... ma per la prima volta avevo soldi che entravano con regolarità per lunghi periodi di tempo.

Guardandola oggi, quella situazione era un piccolo laboratorio protetto: avevo un flusso di denaro costante in ingresso ma avrei dovuto tenere ben monitorate le uscite per mantenere il patto con i miei genitori.

I miei amici non potevano confrontarsi con la mia situazione, che oggi riconosco come privilegiata e particolare: avevo alle spalle una famiglia che poteva permettersi quell'operazione e che se ne assumeva il rischio principale, dandomi fiducia.

Per quello che vedevo intorno a me, questa palestra di vita mi aveva reso molto più accorto nelle mie spese (con qualche piccolo peccato di gioventù, lo ammetto, ma tutto calcolato).

Te lo racconto semplicemente per lasciarti uno dei miei ricordi, che magari possa accendere in te la curiosità, conscio però che tu avrai il tuo personale percorso, diverso da chiunque altro.

Ma torniamo al punto di partenza, quello più semplice: cosa significa davvero avere del denaro in mano?


Cosa tieni davvero in mano

Prendi in mano una banconota. Cosa stai stringendo veramente? Un pezzo di carta, non vale nulla di per sé. Non credi?

Il denaro è uno strumento che ci permette di accedere a beni, servizi e opportunità, trasferendo potere d'acquisto nel tempo e tra le persone. Attenzione, non è sinonimo di ricchezza. Ha valore perché tutti accettiamo che lo abbia, e perché quell'accordo è protetto e governato da regole, istituzioni, fiducia. È una convenzione, per quanto solidissima. Se domani tutti smettessero contemporaneamente di fidarsi della moneta che usi, perderebbe valore nel giro di poche ore, pur restando identica nella forma. Sarebbe solo un piccolo, semplice pezzo di carta. Eppure non sarebbe cambiato nulla nella banconota in sé: sarebbe lo stesso pezzo di carta di prima, ma sarebbe cambiata la fiducia collettiva che le dà valore. È un pensiero un po' astratto, lo capisco, ma utile per non dare mai per scontato ciò che tieni in mano.

Non voglio confonderti o farti dubitare del valore del denaro che usi ogni giorno: i sistemi che lo sostengono, per quanto imperfetti, sono tra le costruzioni più solide che l'uomo abbia creato. È importante però capire che il denaro è una convenzione, non una legge della fisica immutabile. Devi imparare a guardarlo con il giusto distacco. Non è qualcosa né da temere né da idolatrare: è uno strumento, e come tutti gli strumenti va conosciuto e va usato bene.


Le tre funzioni del denaro

A cosa serve il denaro? Possiamo attribuirgli tre funzioni principali.

1) È un mezzo di scambio, frutto dell'evoluzione dell'economia: serve a comprare e vendere merci, senza dover barattare fisicamente un bene con un altro. Facilita gli scambi attraverso un mezzo comune, a cui viene attribuito un valore condiviso. È la funzione più visibile, quella che usi ogni giorno, ogni volta che paghi qualcosa.

In un remoto passato chi coltivava del grano e cercava delle uova doveva trovare qualcun altro disposto, appunto, a scambiare uova per del grano. Se non lo trovava, doveva fare più scambi sino ad arrivare ad ottenere le uova.

Il denaro elimina tutta questa serie di complicazioni.

2) È un'unità di misura (anche il termine giusto sarebbe "unità di conto"): un unico metro comune con cui possiamo esprimere e confrontare il prezzo di beni e servizi diversi. Una pizza, un'auto, uno specchio sono oggetti completamente diversi. Senza questa funzione, confrontare economicamente questi beni sarebbe molto più complicato. Il denaro ti permette di dire, con un solo numero, quanto "pesa" economicamente qualcosa rispetto a qualsiasi altra cosa.

3) È una riserva di valore: permette di trasferire potere d'acquisto nel tempo, mettendo da parte oggi qualcosa che potrai utilizzare domani.

Un po' come la fiaba della cicala e della formica. La formichina, risparmiando il cibo, riusciva ad averne disponibile anche durante l'inverno, quando fuori non se ne sarebbe più trovato.

È una funzione strettamente legata al risparmio, e l'inflazione, di cui parleremo più avanti, la mette costantemente alla prova. Puoi tenere da parte i tuoi risparmi in un salvadanaio, in un conto corrente o in un investimento: sono tutti modi per trasferire potere d'acquisto nel tempo, ma con caratteristiche e risultati molto diversi tra loro.

Sapere a cosa serve il denaro non basta ancora per capire quanto vale. Per farlo, dobbiamo distinguere due concetti che utilizziamo continuamente senza rendercene conto: prezzo e valore.


Prezzo e valore

Immagina di trovarti in Egitto in vacanza. Entri in un negozio ai confini del deserto e vedi una bottiglietta d'acqua. Quanto costa? Ipotizziamo, 1 euro.

Ora immagina che in quel negozio entri improvvisamente una persona che da giorni si era persa nel deserto senza provviste. La stessa bottiglietta d'acqua costa sempre un euro, ma quanto vale secondo te, in quel momento, per lui?

Il prezzo è la quantità di denaro richiesta per acquistare qualcosa in una determinata situazione. Può cambiare nel tempo, da un luogo all'altro o in funzione delle condizioni dello scambio ma è qualcosa di oggettivo.

Il valore è diverso. È quanto quella cosa conta per te, quanto ti serve, quanto migliora la tua vita o soddisfa una tua esigenza. Ed è soggettivo: cambia da persona a persona e da momento a momento.

Un ombrello ha lo stesso prezzo sia che tu lo compri sotto il sole sia che lo compri durante un temporale, ma il suo valore per te, in quei due momenti, è completamente diverso.

Confondere queste due cose è uno degli errori più comuni che si possano fare con il denaro. Si compra qualcosa perché costa poco, non perché serve davvero. Si rifiuta un'occasione perché costa tanto, senza chiedersi cosa renderà nel tempo.

Imparare a distinguere prezzo e valore è una delle abilità che tornerà più spesso in questo corso, specialmente quando parleremo di investimenti.

Nell'esempio di prima, per spiegarti nella maniera più semplice possibile la differenza fra prezzo e valore, ho semplificato un po' le cose.

L'economia in realtà non funziona proprio come ho descritto. Il prezzo è sempre influenzato dalla legge della domanda e dell'offerta, ma è un argomento che penso tratteremo in un secondo momento.

Per non lasciarti in sospeso troppo a lungo, te la spiego con un ultimo piccolo esempio, sempre relativo agli ombrelli visto che ormai ci siamo affezionati.

Se in un paese esistesse solamente un'azienda produttrice di ombrelli e ne producesse tanti, ma non piovesse mai, dovrebbe abbassarne il prezzo per riuscire a venderli: l'offerta sarebbe alta e la domanda bassa.

Se invece producesse pochi ombrelli e nel paese piovesse continuamente, potrebbe alzare i prezzi, perché avrebbe pochi prodotti disponibili e tutti vorrebbero ripararsi dalla pioggia.

Questo ci riporta allo stesso concetto espresso più volte: il valore che una cosa ha per te non coincide necessariamente con il prezzo a cui viene scambiata sul mercato.

E possiamo fare un passo ulteriore: se il valore di qualcosa dipende anche da ciò che rappresenta per noi, allora anche il denaro stesso può essere guardato da una prospettiva diversa.


Denaro come tempo di vita

C'è un modo ancora più diretto per capire il valore del denaro: pensalo come tempo di vita convertito. Quando vieni pagato per il tuo lavoro, la somma che incassi rappresenta anche il tempo che hai utilizzato per guadagnarla. Se il denaro ti viene regalato invece, rappresenta il tempo o le risorse che qualcun altro ha messo a tua disposizione. Se vuoi approfondire questa idea, ne parlano Vicki Robin e Joe Dominguez nel libro "O la borsa o la vita", o se preferisci il titolo originale "Your money or your life".

Puoi provare a guardare il costo di ogni bene o servizio che acquisti anche come una quantità di ore del tuo tempo necessarie per permettertelo. Sii sempre consapevole che un oggetto che richiede una giornata di lavoro per essere pagato ha richiesto otto ore della tua vita.

Guardata così, la pazienza che avevo da bambino aveva un fondamento più profondo di quanto pensassi allora. Aspettare il compleanno non era solo prudenza: era, in un certo senso, chiedermi se quel regalo valesse davvero le ore di lavoro dei miei genitori e nonni spese per procurarlo. Non lo formulavo in questi termini, ma il meccanismo era lo stesso.

Questo modo di pensare non deve però renderti ansioso ogni volta che spendi. Deve solo ricordarti che il denaro non nasce dal nulla, e che ogni spesa ha un prezzo anche in tempo di vita, non solo in numeri su un conto.


Il costo opportunità

Ogni volta che scegli di spendere, risparmiare o investire una somma in un certo modo, stai rinunciando automaticamente a tutte le alternative. Non significa che tu abbia trovato la scelta migliore in assoluto: semplicemente hai scelto una strada invece di un'altra. Sappi che quella rinuncia ha un valore, anche se non lo trovi scritto da nessuna parte. Il vero costo di una scelta non è solo il prezzo che paghi, ma anche il valore della migliore alternativa a cui rinunci. Ed ecco presentato il concetto di costo opportunità.

Facciamo un esempio semplice. Se spendi 100€ in un videogioco, il costo reale è sia il suo prezzo, sia ciò che avresti potuto fare se li avessi risparmiati, investiti, o spesi in qualcos'altro che magari, con il senno di poi, avresti apprezzato di più.

Il problema è che questo concetto può diventare facilmente infido: estremizzandolo potrebbe deviarti da un equilibrio che devi invece sforzarti in tutti i modi di fare tuo. Potresti pensare che ogni volta che devi utilizzare il denaro questa logica ti faccia entrare in un circolo vizioso di dubbi e perplessità tali da immobilizzarti. Non sarebbe sempre meglio risparmiare? Attenzione! Non è così e non dovrà mai diventarlo.

Ciò che deve insegnarti il costo opportunità è semplicemente di fermarti a pensare un momento prima di agire. Ogni situazione che vivrai puoi vederla sempre da più punti di vista. Assicurati di averli considerati, se non tutti, almeno più di uno. Questo ti aiuterà a prendere decisioni più consapevoli e a usare meglio le tue risorse.

Questo concetto sarà utilissimo più avanti quando vedremo che, anche se decidi di non fare nulla con il tuo denaro, stai comunque scegliendo e quella scelta ha un costo.

Nella finanza personale stare fermi può essere un grosso vantaggio, ma dipende da dove sei fermo e da cosa stai rinunciando a fare.

Ricordi il racconto dell'appartamento messo a rendita fatto poche righe sopra? In quel caso il capitale era stato "immobilizzato", assorbito dall'acquisto di quell'oggetto. Eppure riuscivo comunque a ricavarne una rendita. Se lo stesso capitale fosse rimasto bloccato sotto il materasso, l'unica cosa che avrei potuto fare sarebbe stata spenderlo a poco a poco, e alla fine mi sarei ritrovato con nulla in mano.

Ti lascio con un'ultima riflessione, che diventa evidente solo con il tempo e l'approfondiremo in seguito. Una somma spesa oggi non va considerata solo per il suo valore attuale. Nel calcolare il costo opportunità devi considerare anche ciò che quella stessa somma avrebbe potuto generare se fosse stata risparmiata o investita e lasciata crescere per anni.

Di nuovo voglio insistere affinché ti sia chiaro: non dico queste cose per convincerti a non spendere mai, sarebbe estremamente diseducativo. Ogni scelta però, anche la più piccola, ha sempre un peso che va oltre al momento in cui la fai.


Il denaro perde valore da fermo

I prezzi delle cose, in media, salgono nel tempo. Questo fenomeno si chiama inflazione. Esistono dei motivi perfettamente sensati che ne spiegano l'esistenza, ma preferisco non discuterli ora. Ciò che è importante considerare, per il momento, è il risultato.

Con la somma che possiedi, tra dieci anni potrai comprare meno cose di quanto potresti fare oggi. Non perché i tuoi soldi siano diminuiti di numero, ma perché il loro potere d'acquisto si sarà ridotto.

Facciamo un esempio. Se l'inflazione media fosse del 2% all'anno, un valore in apparenza modesto, dopo dieci anni 100€ rimasti fermi avrebbero un potere d'acquisto equivalente a circa 82€ di oggi. Sul conto tu vedrai sempre scritto 100€, ma dieci anni dopo appunto potrai comprare meno cose. Un gelato in coppetta mentre sto scrivendo costa circa 2-3 euro a seconda di dove lo compri. Quando leggerai questo testo prenditi un momento. Esci, vai in un bar o una gelateria. Quanto paghi ora lo stesso gelato?

L'inflazione è un processo lento, invisibile se lo osservi giorno per giorno ma inarrestabile su un orizzonte lungo. Chiudere i soldi in un cassetto sembra prudente. In realtà è una scelta, il cui costo è proprio associato all'inflazione. È un concetto che sfugge, perché la quantità di denaro rimane sempre la stessa, e questo trasmette una falsa sensazione di stabilità. Sappi che su lunghi periodi di tempo l'inflazione è uno dei rischi finanziari più sottovalutati, anche da persone adulte con anni di esperienza alle spalle.

Su questo torneremo con calma nei capitoli dedicati a risparmio e investimento.


Il valore cambia con te

Il valore del denaro non è mai uguale per tutti, e nemmeno per te stesso se osservato in momenti diversi della vita.

Cento euro, con lo stesso potere d'acquisto, possono avere un peso molto diverso a seconda di quanto denaro hai già, di cosa ti serve e del momento che stai vivendo.

Nel racconto della mia infanzia ti ho mostrato che per un bambino possono rappresentare mesi di attesa e desiderio. Per un adulto con un buono stipendio, la stessa cifra può passare quasi inosservata.

La stessa persona può attribuire un peso diverso alla stessa cifra a seconda del contesto in cui si trova. Cento euro spesi per un regalo a qualcuno a cui tieni possono sembrare pochi, mentre la stessa cifra pagata per una disattenzione può pesare molto di più.

Il tuo rapporto con il denaro va costruito su misura, con consapevolezza di dove ti trovi e di cosa conta davvero per te in quel momento, sempre con un occhio di riguardo al futuro. Non esiste una regola uguale per tutti su quanto risparmiare o quanto spendere: esiste, questo sì, la capacità di riconoscere la differenza tra ciò che costa e ciò che vale, e di scegliere di conseguenza.


Un piccolo esercizio, per iniziare

Prima di chiudere questo capitolo, ti lascio un esercizio semplice che riassume ciò che abbiamo detto qui. L'ho fatto anch'io più volte nel corso degli anni, magari in maniera inconsapevole, ottenendo ogni volta risposte diverse.

La prossima volta che stai per comprare qualcosa di non strettamente necessario, fermati un momento e chiediti: quante ore del mio tempo mi sono servite per potermelo permettere? A cosa sto rinunciando utilizzando questi soldi in questo modo? Se aspettassi, lo desidererei ancora con la stessa intensità?

Se le risposte che ti darai saranno soddisfacenti per te, via libera! Questo esercizio ha lo scopo di aiutarti a scegliere in maniera più consapevole. Continuando a esercitarti, un bel giorno smetterà di essere una forzatura e diventerà un approccio naturale. Non serve farlo sempre, inizia dalle spese più importanti. La propria filosofia sul denaro si costruisce lentamente, capitolo dopo capitolo, decisione dopo decisione.


Il denaro non è importante perché ci permette di possedere più cose, ma perché determina una parte delle possibilità che abbiamo davanti. Prima di capire come risparmiarlo, investirlo o utilizzarlo, bisogna imparare a riconoscere cosa stiamo realmente facendo quando lo spendiamo. Il modo in cui lo userai sarà sicuramente diverso dal mio. L'importante è che, quando arriverà il momento di scegliere, tu sappia almeno distinguere il suo costo da ciò che vale per te.

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