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2) Guadagnare e spendere

20 ago
Tempo di lettura: 9 min

Aggiornamento: 21 ago

Quando ho iniziato a lavorare il mio primo pensiero fortunatamente non era il denaro, ma fare esperienza e migliorare le mie competenze. Con gli anni ho cambiato ruolo più volte, e ho sempre dato la priorità a migliorarmi prima tecnicamente e poi umanamente, anziché guardare solo ai guadagni.

Il denaro arrivava poco a poco come conseguenza, quasi un dettaglio rispetto alla soddisfazione di sentirsi cresciuto e aver creato del valore con il mio lavoro.

Con il tempo ho effettivamente avuto un riconoscimento, un miglioramento della mia situazione economica. Ciò mi ha permesso di incassare più denaro rispetto a quando ero un neo assunto. Di pari passo però mi sono accorto che, specialmente nei primi periodi dopo ogni promozione, tendevo a concedermi anche degli sfizi più o meno costosi.

Non parlo di follie, ma avevo quella leggera sensazione di "ora posso permettermelo" che mi faceva alzare la soglia di ciò che in passato avrei considerato normale spendere.

Volevo cambiare PC? Beh, ne ho preso uno con caratteristiche tali da durare nel tempo anziché prenderne uno nuovo ma già obsoleto (a dire il vero l'ho preso usato, giusto per bilanciare un po' l'aspetto economico).

Volevo migliorare il mio benessere a casa? Beh, ho allestito un giardino con un angolo svago senza che l'aspetto economico la faccia da padrone, prendendo le attrezzature che ritenevo migliori. E così via, potrei fare molti altri esempi.

Quello che mi ha mantenuto ancorato con i piedi per terra è stata l'abitudine di riuscire a distinguere cosa è un miglioramento effettivo del mio modo di vivere da ciò che è semplicemente uno spreco.

Un'azienda efficiente non è quella che produce di più a ogni costo, ma quella che utilizza al meglio ciò che ha a disposizione. Perché non applicare lo stesso principio ai tuoi soldi?

Stai usando al meglio ciò che guadagni o stai di pari passo aumentando anche ciò che spendi? Questa domanda ci porta dritti al tema di questo capitolo.


Il fiume del denaro

Nel capitolo precedente ti ho parlato del denaro come di qualcosa che possiedi, tieni in mano, un oggetto statico da osservare e capire. Ora voglio cambiare prospettiva: il denaro, nella tua vita reale, non è mai davvero fermo. È un flusso.

Immagina un fiume. Da una parte ci sono sorgenti, torrenti, rigagnoli che affluiscono tutti nel fiume e portano l'acqua: quello è il tuo guadagno. Dall'altra parte ci sono campi da irrigare, animali che bevono, persone che la usano per diversi scopi: quelle sono le tue spese.

Finché la sorgente continua a portare più acqua di quanta ne venga prelevata, il fiume scorre, si mantiene in salute e magari nel suo corso può formare anche un accumulo intermedio, un laghetto. Se invece il prelievo supera costantemente l'apporto della sorgente, il fiume, prima o poi, si prosciuga.

Non è un'immagine così lontana dalla realtà. Il tuo conto corrente si comporta esattamente come questo fiume: riceve acqua dal tuo lavoro, dalle tue rendite, da eventuali regali, e la cede attraverso ogni spesa che sostieni, siano esse per mantenere casa, per la famiglia, per fare viaggi o per il tuo divertimento.

Capire questo meccanismo di flusso, e non di semplice possesso statico, è il primo passo per gestire bene il denaro nel corso di una vita intera.


Gli affluenti

Non tutte le sorgenti che alimentano il fiume sono uguali.

In generale, puoi ottenere reddito scambiando il tuo tempo e le tue competenze con del denaro. Una fonte è il lavoro, che sia da dipendente, da libero professionista o ancora un piccolo lavoretto estivo. Ha una caratteristica precisa: se smetti di lavorare, quella sorgente smette di portare acqua. Nessun lavoro, nessun reddito.

Un'altra fonte può derivare da una proprietà immobiliare: ti ho già raccontato, nel capitolo precedente, di quando gestivo l'appartamento messo a rendita.

Un flusso può venire da dei diritti d'autore: un cantante, scrittore, artista che sia genera prodotti di cui detiene la proprietà intellettuale, e chi ne usufruisce gli deve corrispondere del denaro per pagare i cosiddetti "diritti d'autore".

In ultimo, esistono anche le rendite finanziarie: nel tempo puoi incassare cedole, dividendi o avere un corrispondente aumento rispetto al capitale di partenza.

Nessuna di queste rendite nasce dal nulla: quasi sempre è richiesto un capitale iniziale, tempo, competenze. Se hai notato però, esiste un ordine in cui ho elencato queste fonti: dalla più esigente in termini di tempo alla meno esigente. Certo, dipende sempre da quanto questi affluenti siano imponenti, e dal tuo approccio: il lavoro dipendente può essere a tempo pieno o part-time, la rendita immobiliare puoi ottenerla verificando lo stato dell'immobile o rispondendo agli inquilini ogni giorno, ogni settimana o una volta l'anno. E come per questi esempi, anche per le altre fonti di reddito è uguale.

Per la maggior parte della tua vita, soprattutto nei primi anni, il reddito da lavoro sarà la tua sorgente principale, probabilmente l'unica. Così è stato per tutti. L'obiettivo, con il tempo, è utilizzare parte di quell'acqua per creare una piccola diga, scavare nuovi canali, ottenere nuove sorgenti secondarie, così che il tuo fiume non dipenda più da un unico punto di origine.

Ora abbiamo parlato degli affluenti e delle relative tipologie. Ma dall'altro lato cosa abbiamo?


Uscite fisse e uscite variabili

Sul fronte opposto trovi le uscite. Anche qui vale la pena definire due macro categorie, che approfondiremo meglio quando parleremo di budget nel prossimo capitolo.

Alcune uscite, che nel titolo ho chiamato "fisse", sono fondamentali, legate a necessità personali e bisogni primari. Sono relativamente incomprimibili o con spazio di manovra minimo: casa, cibo, utenze, spese mediche, auto... In questo insieme trovi tutto ciò che serve per vivere e per mantenere la tua capacità di continuare a guadagnare.

L'altra macro categoria è quella delle spese "variabili". Qui trovi tutte le altre spese, sostenute solamente dopo aver già soddisfatto tutti i bisogni fondamentali. Sono legate a cose senza le quali potresti comunque vivere, alla soddisfazione di desideri, hobby o sfizi. Potremmo definire "qualità della vita" tutta questa tipologia di spese, ovvero ciò che va oltre ad una base minima e irrinunciabile.

Qui nasce un primo dibattito. Cos'è necessario e cos'è superfluo? Sono concetti soggettivi, legati al proprio vissuto. Per i nostri antenati era superfluo possedere una connessione ad internet, mentre oggi sicuramente è diventato un bisogno fondamentale. Senza, rimani tagliato fuori da gran parte della società e dei servizi.

Un esempio ancora più fine: avendo la necessità di un'auto per raggiungere il lavoro, ne acquisto una di lusso o famigliare? Oppure, fra due auto dello stesso tipo, quale scelgo fra diversi marchi? Quale è una spesa necessaria e quale superflua?

Insomma, questi due insiemi sono mutevoli nel tempo, soggettivi, e talvolta uno può intersecarsi con l'altro.

L'aggettivo "superflua" non mi piace molto. Entrambe le categorie di spesa sono importanti per la tua vita e il tuo benessere. Il punto è saperle distinguere per il tuo specifico caso, capire quanto pesano sul tuo fiume e se sono in equilibrio con l'acqua che portano i tuoi affluenti.


Aumentare l'afflusso o ridurre il deflusso

Se vuoi far crescere il livello del tuo fiume, hai a disposizione solo due leve, e puoi usarle anche contemporaneamente.

La prima è aumentare l'afflusso: guadagnare di più. Puoi farlo migliorando le tue competenze, cambiando lavoro, chiedendo un aumento, avviando un'attività, costruendo nuove fonti di reddito passivo nel tempo. È una leva potente, ma richiede anni, impegno, formazione, pazienza e perché no, anche un po' di fortuna.

La seconda è ridurre il deflusso: spendere meno, o meglio, spendere in modo più consapevole. È una leva che puoi azionare fin da subito, con effetto quasi immediato, ma ha un limite fisiologico: lavorando solo con questa ad un certo punto arriverai ad una soglia tale per cui andare oltre intaccherebbe la qualità della tua vita.

Molte persone si concentrano solo su una delle due leve, ma come ti ho già detto nel capitolo precedente, l'obiettivo è sempre mantenere un certo equilibrio: chi guadagna tanto ma non presta attenzione alle uscite rischia di avere grandi disponibilità che vengono subito prosciugate, come un acquazzone nel deserto. Chi invece risparmia con rigore ma ha un reddito estremamente basso e non lavora per aumentarlo rischia di rimanere indietro. Come se avesse a disposizione solo una sorgente alpina di alta quota: il rivoletto c'è, ma non alimenterà mai la crescita di boschi rigogliosi.

La combinazione delle due leve, guadagnare con criterio e spendere con consapevolezza, è sicuramente la strada più efficace.


L'inflazione dello stile di vita

Nel capitolo precedente abbiamo introdotto il concetto di inflazione. Parlando di spese, c'è un altro fenomeno subdolo che porta nel nome lo stesso termine e vale la pena conoscere: l'inflazione dello stile di vita.

Succede quando, a ogni aumento di rendite, cresce nella stessa proporzione anche il livello delle tue spese. Cambi auto, vai al ristorante più spesso, compri nuovi servizi in abbonamento, inizi a considerare normali abitudini che prima erano eccezioni. Il fiume si allarga da entrambi i lati contemporaneamente, e il livello dell'acqua che riesci ad accumulare resta identico a prima, o addirittura si riduce.

Migliorare la propria qualità di vita, quando ce lo si può permettere, è legittimo. Anche in questo caso però non puoi lasciare che questo meccanismo scatti in automatico, senza una scelta consapevole. E questa scelta deve considerare sia i tuoi bisogni di breve termine, sia i tuoi obiettivi di lungo termine.

Ho iniziato a scrivere un blog a tema finanziario anche e soprattutto per aiutarmi a mantenere la concentrazione sul mio obiettivo di lungo termine, che ad oggi è il creare una rendita passiva tale per cui le mie spese siano completamente coperte. Nel corso del tempo però anche io mi sono tolto diversi sfizi, sempre ponendo la giusta attenzione affinché questi non intacchino in maniera irreversibile ciò che volevo raggiungere su tempistiche molto più lunghe.

Il consiglio che posso darti è questo: ogni volta che il tuo reddito cresce, se senti di pari passo il bisogno di migliorare il tuo stile di vita, decidi prima quanta parte di quella crescita dedicare al miglioramento e quanta al risparmio o l'investimento. Non lasciare che sia il caso, o le abitudini altrui, a decidere per te.


Quando il fiume si prosciuga

Cosa succede quando il deflusso supera stabilmente l'afflusso?

In un fiume reale, questo significa che il suo destino è segnato: si svuoterà progressivamente, fino a restare a secco. Nella tua vita finanziaria, significa che stai spendendo più di quanto guadagni e quella differenza deve essere colmata in qualche modo. Se questa situazione è temporanea e hai lavorato bene sulla prevenzione, puoi prelevare dai risparmi accumulati, oppure puoi indebitarti.

Devo essere sincero: la leva del debito, anche se in linea teorica può essere in rari casi vantaggiosa, a me ha sempre fatto paura. Non la userei mai per spese che potrei evitare né per investire più capitale di quanto posso permettermi. Vedo il debito come un'arma molto affilata, che potrebbe aiutarti nei tuoi scopi, ma potrebbe anche tagliarti accidentalmente se non la maneggi con estrema cura.

Detto questo, anche io ho contratto un debito per la ristrutturazione di casa. Per me, quella spesa era ormai entrata nell'insieme delle spese necessarie.

Un debito occasionale insomma, per un'esigenza reale, specifica e soprattutto temporanea, non è di per sé un dramma.

Diventa un problema quando si trasforma in una condizione stabile, quando le tue necessità devono essere finanziate in maniera continuativa da nuovi capitali.

Il debito infatti non è mai a costo zero: nel tempo dovrai restituirlo con gli interessi, ovvero dovrai restituire più soldi di quanto hai preso in prestito, riducendo ulteriormente la tua capacità di risparmio.

Tenere d'occhio la relazione fra afflusso e deflusso, con regolarità, è una delle abitudini finanziarie più sane che tu possa costruire, più importante di qualsiasi strategia di investimento sofisticata che potrai mai incontrare.


Il margine che rimane

Tutto questo capitolo ruota attorno a un solo numero, ciò che rimane quando sottrai le uscite dalle entrate. Quel margine, per quanto possa sembrare piccolo o irrilevante in un singolo mese, è la prima goccia di tutto ciò che vedremo nei prossimi capitoli.

È quel margine che, messo da parte con metodo, diventerà prima il tuo "fondo di emergenza" per affrontare situazioni inaspettate e poi la base sulla quale cui potrai costruire il tuo futuro. Da quello stesso margine, investito con pazienza, genererai nuova acqua per il tuo fiume, attraverso l'interesse composto, anche questo concetto di cui parleremo più avanti. Senza un margine positivo, per quanto piccolo, nessuna di queste cose può nemmeno iniziare a esistere.

Non è indispensabile che sia enorme fin da subito. Cerca di allenare le tue abitudini affinché tu sia consapevole della sua importanza e lo faccia crescere a poco a poco.


Dalla teoria alla pratica

Prova, a partire dal prossimo mese, a segnare da qualche parte ogni volta che del denaro entra o esce dal tuo fiume personale. Non serve uno strumento complicato. Basta un foglio di carta o, se preferisci, uno strumento più digitale e meno analogico va ugualmente bene.

Alla fine del mese fai una somma semplice. Quanto è entrato? Quanto è uscito?

L'obiettivo non è giudicare cosa hai fatto, ma avere una fotografia che mostri cosa è successo nell'arco di tempo monitorato. Proseguendo con questa abitudine e raccogliendo più dati potresti iniziare a vedere con chiarezza qualcosa che forse avevi solo intuito, o flussi di denaro che non pensavi incidessero così tanto.


Nel prossimo capitolo ripartiremo proprio da questo esercizio e lo trasformeremo in uno strumento vero e proprio, capace di aiutarti a orientarti con consapevolezza: il budget.

Un fiume in salute è quello dove l'acqua scorre con regolarità, senza mai prosciugarsi o accumularsi inutilmente. Non necessariamente quello in cui la portata è più grande.

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