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3) Il budget

22 ago
Tempo di lettura: 9 min

I fogli di calcolo mi hanno sempre affascinato anche se fra qualche anno, con la diffusione dell'intelligenza artificiale, potremo considerarla una passione "vintage".

Ho sempre creduto di sapere, a grandi linee, quanto entrava e quanto usciva dal mio conto ma non avevo alcun modo per verificarlo.

Ai tempi dell'università avevo iniziato a fare un piccolo foglio di monitoraggio delle mie spese, molto rudimentale perché dovevo stare attento ad arrivare a fine mese: monitoravo l'incasso dell'affitto, le tasse, la retta universitaria, gli sfizi. Funzionava, in un certo senso, ma il foglio che avevo fatto richiedeva una gestione inutilmente complicata. Fra l'altro, riportavo solamente dei valori aggregati senza dividerli in sottocategorie che avrebbero facilitato ulteriori analisi.

Il più delle volte poi questa attività la facevo a posteriori, ricostruendo magari un intero anno. Inoltre, consideravo un solo aspetto della mia vita: quello legato alle spese universitarie. Era un metodo molto grossolano da cui capivo "più o meno circa quasi" cosa avevo combinato durante l'anno, ma richiedeva talmente tanto tempo che ogni volta era una sofferenza. Appena terminata l'università infatti, l'ho abbandonato.

Il cambiamento vero è arrivato quando ho iniziato ad interessarmi veramente alla finanza personale, dopo il Covid-19. Avevo capito quanto fosse importante tenere traccia delle spese in modo sistematico, semplificando al contempo al massimo l'attività, riducendo al minimo il tempo necessario per mantenere vivo lo strumento.

Ti svelo un piccolo segreto: nel blog di finanza personale che sto tenendo, i dati sono monitorati a partire dal 2016. Ma ho appena detto che mi sono interessato alla finanza personale solo dopo la pandemia di Covid-19...

In realtà, ho iniziato sistematicamente a tracciare i miei flussi di cassa solo a partire dal 2022. Da quei primi numeri è nato quello che oggi chiamerei il mio monitoraggio budget vero e proprio, Con macro e microcategorie ben definite.

Una volta visto che effettivamente era un bell'esercizio, utile per mantenere alta la mia attenzione, ho voluto proseguire l'analisi buttando un occhio anche al passato. Sono andato quindi a ricostruire, partendo dal primo dato storico che avevo disponibile, tutti i vecchi flussi di cassa, arrivando a ritroso sino al 2016.

E' già passato qualche anno dal primo foglio di monitoraggio che ho sviluppato, e devo dire che oggi questo mi serve sempre più. Non ho paura di finire in rosso, ormai l'accortezza è diventata una sana abitudine, ma voglio essere sicuro di indirizzare in maniera ottimale le risorse che guadagno.

Ecco, nella mia situazione specifica non ho mai creato un budget vero e proprio, assegnando a ogni voce una spesa da non sforare, ma vista la mia propensione al risparmio mi sono semplicemente limitato a tenere monitorati incassi e spese, senza mettermi particolari vincoli.

Veniamo però al punto: perché un budget può servire, e come se ne costruisce uno che funzioni davvero?


Dalla fotografia alla mappa del tesoro

Nel capitolo precedente ti ho parlato del denaro come un fiume, con sorgenti che lo alimentano e attività che ne consumano una parte.

Il budget è la mappa del tuo fiume: mentre la disegni devi capire da dove arriva l'acqua, dove va a finire e, allo stesso tempo, decidere a priori su quali canali è meglio intervenire.

Senza una mappa potresti provare comunque a cercare un tesoro, ma ti ritroveresti a girare a vuoto, sperando di trovarlo casualmente. Il budget ti mostra il percorso che tu stesso hai deciso: dove guardare, quali strade evitare, dove concentrare le tue energie per renderle più efficaci.

Non è una prigione. Non serve a rinchiuderti in un percorso rigido e vincolato. Serve a dirti "questo è ciò che sta accadendo rispetto a ciò che tu stesso hai deciso, ora puoi scegliere tu i prossimi passi".

La differenza è enorme, ed è anche il motivo per cui molte persone abbandonano il budget dopo poche settimane: lo vivono come una restrizione anziché uno strumento di libertà.

Segnare quanto entra e quanto esce, come ti ho proposto alla fine del capitolo scorso, è il primo, fondamentale passo. Partendo da qui puoi assegnare a priori una capacità di spesa ad ogni necessità che individui per il futuro, mantenendo il controllo sul flusso globale.

Ogni caccia al tesoro che si rispetti ha bisogno di una mappa. Senza, difficilmente arriverai a ciò che stavi cercando davvero.


Le componenti del budget

Ricordi la distinzione fra uscite fisse e variabili? Per costruire un budget utile è necessario riprendere questi concetti.

Iniziamo dalle uscite necessarie: casa, utenze, cibo, spese mediche.

Le seconde sono le uscite discrezionali: svago, hobby, ristoranti.

Abbiamo poi le rendite, siano esse da lavoro, finanziarie o altro.

Considerando entrate e uscite infine, ciò che rimane è il risparmio.

Molte persone seguono proprio questa logica: sottraggono tutte le spese ai guadagni e successivamente osservano il rimanente. "Se avanza qualcosa, lo metto via." Quasi sempre però non avanza nulla.

L'approccio che suggerisce il budget invece è opposto: decidi prima quanto vuoi mettere da parte, sottrailo dalle entrate, e organizza le tue spese su quello che rimane.

Fai sì che nel momento in cui ricevi lo stipendio, la prima uscita che stacchi sia per il tuo risparmio o il tuo investimento. Solo dopo, con quello che resta, organizza tutto il resto.

È un trucco psicologico, un cambio di priorità. Se il risparmio è il primo movimento del mese anziché l'ultimo, smette di dipendere dalla tua forza di volontà e diventa automatico, come una bolletta che paghi comunque.

Un modo pratico per applicare questo principio è automatizzare un bonifico ricorrente, il giorno stesso in cui arriva lo stipendio, verso un conto separato dedicato al risparmio o verso il tuo piano di investimento. Toglierti la scelta ogni mese, in questo caso, è un vantaggio piuttosto che una limitazione.

In un budget ben costruito si cerca di perseguire questo obiettivo, ovviamente tenendo presente la natura e i limiti delle proprie spese e dei propri guadagni, evitando di allocare denaro che non si ha.


Quanto destinare a ciascun componente

Abbiamo definito dei componenti del budget: spese necessarie, spese accessorie e risparmio. Quanto del nostro guadagno dovremmo allocare idealmente per ciascuna voce? Non esiste una regola universale, dipende da molti fattori: reddito, costo della vita e fase di vita. Esistono però alcune indicazioni di massima, utili come spunto di riflessione più che come legge da rispettare alla lettera.

Una delle più conosciute, resa popolare dall'economista e politica statunitense Elizabeth Warren nel libro del 2005 "All Your Worth: The Ultimate Lifetime Money Plan", suddivide il reddito netto in tre fasce. Circa metà per le spese necessarie, circa un terzo per le spese discrezionali e il resto, circa un quinto, per risparmio e investimento.

Sono proporzioni pensate per una situazione media, dove la parola "media" è la più importante della frase e si può leggere anche come "arbitraria".

Mentre sto scrivendo, se vivi a Milano senza avanzare pretese quasi il 50% di un reddito medio va a finire solo nell'affitto, e poi credo che una persona abbia pure il fastidioso bisogno fondamentale di nutrirsi.

Ciò che conta davvero non è rispettare in maniera rigida delle percentuali predefinite ma avere gli strumenti adeguati per crearsi la propria bussola. Se ti accorgi che il risparmio scende sistematicamente sotto una soglia minima che ti sei dato, è un segnale che tutto il budget va ripensato.

Un consiglio più utile di qualsiasi percentuale fissa: prova a definire prima un obiettivo minimo di risparmio mensile, anche piccolo, basato su quelle che sono le tue possibilità e trattalo come intoccabile. Il resto, distribuiscilo tra spese necessarie e discrezionali con buon senso.


I metodi per costruire un budget


Nel tempo sono nati diversi approcci per organizzare un budget. Non serve conoscerli tutti a memoria, ti basti sapere che esistono in modo da aiutarti a scegliere quello più adatto al tuo temperamento.

Il primo, che abbiamo appena visto, è il budget a percentuali fisse. È più semplice da seguire, meno preciso, ma sufficiente per la maggior parte delle persone che non vogliono passare ore a incasellare ogni spesa.

Il secondo è il budget a saldo zero. L'idea è assegnare tutto il reddito distribuendolo su ogni categoria specifica, comprese quelle di risparmio e investimento, fino ad arrivare a un saldo teorico di zero a fine mese. È il metodo più preciso, ma anche il più impegnativo da mantenere nel tempo, perché richiede attenzione costante.

Il terzo è il sistema a buste, nato in un remoto passato in cui si usava ancora prevalentemente il contante. Si avevano a disposizione delle "buste" separate, una per ogni tipologia di spesa, in cui si metteva fisicamente il contante. Quando la busta era vuota, la spesa in quella categoria era obbligata ad arrestarsi. Il concetto di fondo era di dare un limite fisico e visibile a ogni voce, invece di lasciare che tutto confluisca in un unico calderone.


Nessuno di questi metodi è oggettivamente superiore agli altri. Il migliore, per te, è semplicemente quello che riesci a mantenere senza che diventi un peso. Puoi anche fare a meno del budget e mantenere solo il monitoraggio a posteriori se i dati ti dicono che riesci a mantenere disciplinate le tue spese.


Le spese che si dimenticano

Il difetto più comune nei budget mensili è dimenticarsi di spese periodiche che arrivano solo una volta l'anno, e forse proprio questo non mi fa crescere la volontà di farne uno.

L'assicurazione dell'auto, un regalo di compleanno, un guasto imprevisto: sono tutte uscite reali, magari prevedibili nella loro esistenza, che però sono difficili da far comparire nel budget di un mese qualsiasi. Il rischio è che, quando arrivano, sembrino un imprevisto che sconvolge tutto, mentre in realtà erano solo mal distribuite nel tempo.

La soluzione semplice ci sarebbe, anche se a me sulla carta non piace per nulla (ma credo nella pratica di fare proprio così a livello inconscio): prendi le spese annuali o irregolari, sommale, dividile per dodici, e accantona ogni mese quella piccola quota in una voce dedicata. Quando la spesa arriverà, i soldi saranno già pronti, e il tuo budget mensile non subirà scossoni.

È un po' come lasciare dei piccoli depositi di provviste nei punti del percorso dove sai che ne avrai bisogno, invece di portare tutto il peso fin dall'inizio. Questo concetto potremmo riprenderlo quando parleremo di obbligazioni e "scalette". Non voglio rovinarti la sorpresa.


Gli strumenti

Sul piano pratico, per tenere un budget non serve nulla di sofisticato. Un foglio di carta con due colonne: entrate e uscite, è già sufficiente per iniziare. Partiamo dalle cose semplici. L'essere umano è perfettamente in grado di complicarle da solo senza bisogno di aiuto.

Certo, un foglio di calcolo digitale aggiungerebbe la possibilità di sommare automaticamente le categorie, creare qualche grafico, confrontare mese su mese. Insomma, potrebbe rendere questa attività anche esteticamente apprezzabile. Questo infatti è lo strumento che io stesso preferisco: abbastanza flessibile da adattarsi alle mie esigenze, nel caso volessi aggiungere o togliere categorie, e abbastanza semplice da non diventare un secondo lavoro.

Esistono infine applicazioni dedicate alla gestione delle finanze personali, alcune delle quali collegate direttamente al conto corrente, che categorizzano automaticamente le spese. Devo dire che ho sempre preferito starne ben alla larga. Preferisco non concedere più accessi del necessario a servizi terzi, specialmente su cose delicate come queste. Sono comode, certo, ma considera anche i loro limiti: se automatizzi tutto, rischi di allontanarti dalla consapevolezza. Scrivendo tu stesso ogni voce, per quanto sia più lento, ti forza a ricordare ogni spesa sostenuta e ogni rendita incassata.


La revisione periodica

Un budget è un documento vivo, che va rivisto periodicamente. Parti sempre da una fotografia statica delle tue finanze, per poi arrivare ad uno strumento con un certo dinamismo.

Un controllo mensile ti permette di capire se quanto avevi previsto è realmente accaduto. Ogni differenza è un'informazione preziosa: puoi capire dove le tue previsioni erano sbagliate o dove sono cambiate le circostanze e agire di conseguenza.

Un controllo più ampio, magari annuale, ti permette invece di guardare il quadro generale: come sono cambiate nel tempo le tue entrate, le tue priorità, i tuoi obiettivi. La vita si evolve, e il budget deve evolversi con essa. Ciò che andava bene da neo assunto probabilmente non è più adatto a chi, anni dopo, ha una famiglia, una casa di proprietà, responsabilità diverse.


Gli errori più comuni

Nel costruire un budget, gli errori più frequenti non riguardano quasi mai l'aspetto matematico, che è semplice di per sé, ma l'atteggiamento con cui lo si affronta.

Il primo errore è la sovraottimizzazione: creare venti categorie diverse, inseguire ogni centesimo, trasformare uno strumento di libertà in un'ossessione. Un budget troppo dettagliato è un budget che, statisticamente, viene abbandonato prima.

Il secondo errore è l'eccesso di rigidità: trattare ogni previsione come una legge immutabile, senza lasciare spazio all'imprevisto. La vita non è mai prevedibile al centesimo, e un budget senza un margine di flessibilità è destinato a essere infranto alla prima spesa imprevista, con la conseguente sensazione di fallimento che spesso porta ad abbandonare tutto.

Il terzo errore, già discusso, è dimenticare le spese che incidono annualmente: quelle spese periodiche, una tantum, che danno una mazzata al mese a cui vengono associate. Vanno semplicemente distribuite su base mensile nella previsione, mettendo da parte la relativa quota ogni mese, invece di farsi cogliere di sorpresa quando arrivano.

Il quarto errore è considerare il budget come qualcosa che serve solo quando i soldi scarseggiano. È vero il contrario: un budget è ancora più utile quando la disponibilità economica cresce, proprio per evitare quel fenomeno di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente, l'inflazione dello stile di vita, che si insinua silenziosa proprio quando ci si sente più tranquilli.


Un esercizio pratico

Prendi i dati che hai raccolto seguendo l'esercizio del capitolo precedente, entrate e uscite di uno o più mesi. Dividili nelle tre categorie che abbiamo visto: necessarie, discrezionali, risparmio.

Calcola quanto rappresenta ciascuna categoria in percentuale sul tuo reddito netto. Osserva il risultato e chiediti: questa distribuzione rispecchia davvero le mie priorità, o è semplicemente successa, senza una scelta consapevole da parte mia?

Se la risposta più onesta è la seconda, hai già fatto il passo più importante: te ne sei accorto. Da qui puoi iniziare a costruire, poco alla volta, un budget che rispecchi davvero ciò che conta per te.

Nel prossimo capitolo vedremo cosa fare con quel risparmio che il budget ti aiuta a proteggere e a rendere visibile: come trasformarlo in un'abitudine solida, prima ancora di iniziare a spendere. Perché, come dice il titolo del prossimo capitolo, per fare un albero ci vuole un seme.

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