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ETF Wars: Accumulo vs Distribuzione: VWCE vs VWRL

13 ago
Tempo di lettura: 5 min


Accumulo e distribuzione: quale è migliore?

L'eterno dilemma a cui mai si avrà una risposta condivisa da tutti.


Dal punto di vista matematico senza dubbio vince l'accumulo: le tasse vengono posticipate e l'interesse composto lavora anche su ciò che, se fosse distribuito sottoforma di dividendo, sarebbe dovuto andare allo stato. Il capitale prosegue la sua corsa indisturbata sin che morte (o vendita) non ci separi.



D'altra parte i sostenitori dei dividendi, almeno quelli intellettualmente onesti, sanno perfettamente che la matematica non è con loro ma buttano la tesi sugli aspetti psicologici di avere una rendita periodica.

Se l'investitore ottiene un flusso di cassa più o meno costante, questo lo aiuta a mantenere la barra a dritta anche in periodi duri. In tal caso il gap matematico verrebbe recuperato evitando colpi di testa come vendere in preda al panico.


Dal mio punto di vista c'è anche un altro aspetto, per il quale potrei aver bisogno di uno psicologo: ammetto che io non sono in grado di vendere posizioni. Ogni volta è una sofferenza.

L'acquisto è estremamente semplice: non guardo eccessivamente il prezzo, semplicemente mando l'ordine di acquisto e vissero per sempre felici e contenti. Con la vendita invece no.

Mi è già capitato ovviamente di vendere, ma ogni volta è una sofferenza di calcoli e seghe mentali perché si pagano tasse, perché la posizione è in guadagno, oppure perché poi creo minus da dover consumare..

I dividendi io li vedo anche come una vendita automatica di una piccola parte del mio capitale. Non devo pensare a nulla: ci pensa l'emittente a darmi ciò che mi spetta. Poi, in un futuro utilizzerò questi flussi di cassa per vivere oppure se non ne ho necessità reinvestirò.

Altro motivo per cui prediligo i dividendi, è una sorta di masochismo del follow up: ogni mese è un piacere per me conteggiare gli incassi, vedere che crescono nel tempo e misurare effettivamente quanto possono coprire le mie spese.


Alla fine gli investimenti sono un mix fra matematica e psicologia, e come insegnano sempre nelle facoltà di ingegneria, la risposta ad ogni domanda che si rispetti è: DIPENDE.


Meglio accumulo o distribuzione? DIPENDE.


In questo breve post prendiamo in considerazione l'aspetto matematico, meno soggettivo della questione, raccontando la storia di due amici che hanno a disposizione 100 k€ ciascuno ad una certa data. Il primo investe tutto su VWCE mentre il secondo li investe su VWRL e, appena ottiene i dividendi, li reinveste sullo stesso strumento.


Alcuni disclaimer:

1) I dati sulle quotazioni e sulle distribuzioni di questi ETF sono disponibili sul sito di Vanguard. La prima data disponibile per VWCE è il 23 Luglio 2019, quindi l'analisi inizia da lì.

2) Non stiamo facendo una analisi dei rendimenti. Se fosse questo lo scopo, non potrei partire da una data e confrontare il controvalore finale. Sarebbe solo uno dei possibili casi. Andrebbe fatto un grafico dei rendimenti utilizzando finestre temporali rolling, simulazioni montecarlo con diverse decine di migliaia di scenari per avere una statistica decente. Sarebbe comunque inutile fare statistica se abbiamo solo i dati degli ultimi 7 anni che comprendono un solo scenario macroeconomico e solo un "flash crash". Per analisi di questo tipo rimando al canale del mitico prof. Coletti e alle sue simulazioni in phyton.

3) In questo articolo vado a misurare solo l'impatto di un approccio a distribuzione rispetto a uno in accumulo "a posteriori", nel caso che effettivamente si è verificato utilzzando i dati storici.

4) Per semplicità, ipotizziamo che i broker che utilizzano i protagonisti di questa storia non carichino nessuna commissione di acquisto o vendita, permettano la gestione di quote frazionate e non carichino commissioni di cambio USD/EUR o per incasso dividendi.


Senza ulteriori indugi partiamo dal caso del primo amico, il più smart. Lui investe tutto su VWCE il 23 Luglio 2019 e lascia correre. Easy peasy.

Al 7 Agosto 2026 si ritroverà con un controvalore di portafoglio di 235 k€. Fingiamo che venda tutto quanto. Pagherà quindi il 26% della differenza fra i 235 k€ e 100 k€. Al netto della tassazione, si troverà in tasca 200 k€. Grazie amico #1 per la tua semplicità di approccio, che si traduce anche in meno calcoli per me.


Passiamo ora all'amico numero 2, a cui piace veder soffrire chi fa i calcoli. Per ottenere una risposta su quanto gli resta in tasca alla fine ha bisogno di una tabellina più strutturata, di cui lascio un esempio:



Il 23 Luglio 2019 ha a disposizione anche lui 100k€, e riesce ad acquistare 1279,92 quote (l'ETF aveva una quotazione di 78,13 €).

Un bel giorno però apre il conto e trova un bonifico di ben 394 dollari (già al netto della tassazione al 26% perché lui è pigro come me e investe con broker in regime amministrato), con i quali riesce ad acquistare ulteriori 4,59 quote a 85,90 dollari ciascuna.

Queste vanno a sommarsi al suo portafoglio che sarà composto ora da 1284,5 quote.

Da notare che nel bilancio di questa operazione il povero amico #2 ha pagato ben 126€ di tasse (già convertiti con il tasso di cambio USDEUR), lasciando per strada 1,60 quote.

Dopo essersene fatto una ragione, prosegue con questo approccio.

Come sarà messo lui dopo tutti questi anni di investimento?


Beh, al 7 Agosto 2026 avrà un controvalore di portafoglio di 228 k€, ottenuto moltiplicando il numero totale di quote in suo possesso (1397,8) per il valore in € di ogni quota (163,15 €). Confrontando il lordo notiamo una differenza di ben 7 k€ rispetto all'approccio ad accumulo.

Passiamo però a calcolare il netto. Per stimare la quantità di tasse che dovrà pagare liquidando il tutto, calcoliamo il PMC come la somma di tutto quanto ha investito diviso il numero di quote possedute. Per comodità, visto che i dividendi nella tabellina sono in dollari, convertiamo tutto in quella valuta.


Al 23 Luglio 2019, 100 k€ corrispondevano a 111745 $. Nel corso degli anni inoltre il nostro amico ha incassato 13841 $ netti in dividendi.

Sommando il tutto otteniamo 125586 $ che divisi per 1397,80 quote fanno 89,845 $ di PMC.

Mantenendo i valori in dollari, il controvalore del portafoglio al 7 Agosto 2026 è pari a 262958 $. Con un abile calcolo matematico, vediamo che al netto del 26% di tasse l'amico #2 otterrà 227242 $ , ovvero circa 197 k€ con un tasso di cambio di 1,154 USD per ogni EUR.

La differenza rimane certamente rispetto all'approccio ad accumulo ma si assottiglia. Il secondo amico perde "solo" 3 k€ netti, e non 7k€.

Perché tutto ciò?

Semplicemente perché il valore della singola quota è andato a ridursi ad ogni stacco del dividendo, e il secondo amico ha già pagato in anticipo una parte delle tasse che deve allo

stato.


Insomma, l'efficienza matematica dell'approccio ad accumulo rispetto alla distribuzione è assolutamente innegabile e saremmo in malafede affermando il contrario.

Tuttavia lasciatemi dire che, per quanto si è visto da questa piccola analisi, il suo effetto inizia ad essere apprezzabile per patrimoni ingenti, forse per dividend yield più alti (non il caso di VWRL) e per periodi di tempo decisamente più lunghi di 7 anni.


Vi aspettavate questi risultati?

Fatemelo sapere con un bel commento,


A presto

LRI

2 commenti

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Ospite
13 ago

Ci sono due altri piccoli punti che, secondo me, vengono sempre dimenticati.


1- In caso di crollo del mercato, il valore del mio portafoglio cala di conseguenza:


se sono in accumulazione perdo valore e non so quando lo recupererò.


se sono a distribuzione perdo valore ma le mie entrate non subiscono variazioni sostanziali, perchè lo stacco dei dividendi non dipende in maniera diretta e lineare dall’andamento del mercato.


2- Se il mercato crolla il mio portafoglio ad accumulazione perde valore.


Se il mercato crolla il mio portafoglio a distribuzione perde valore, ma i dividendi già incassati non perdono valore.


ciao – leguf

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Ospite
13 ago
Risposta a

È vero che il dividendo non si muove necessariamente in maniera proporzionale alla quotazione dell'ETF. Un mercato può perdere, per esempio, il 30% mentre le aziende continuano a distribuire dividendi relativamente stabili. Da questo punto di vista, chi vive dei flussi distribuiti può avere un reddito meno volatile del valore del proprio portafoglio.

Ma "meno volatile" non significa "indipendente dal mercato" o "garantito". I dividendi possono essere ridotti o sospesi, soprattutto quando un crollo dei mercati è accompagnato da una recessione e da una riduzione degli utili.

Poi c'è un'altra frase che secondo me va analizzata: "se sono in accumulazione perdo valore e non so quando lo recupererò".

In realtà questo vale anche per la distribuzione, se i dividendi vengono…

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