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Principles For You: analizza la tua personalità

  • 26 mar
  • Tempo di lettura: 6 min

Da tempo ormai mi interesso a temi di finanza e crescita personale e, come avrete capito, non mi piace affrontare l'argomento in maniera banale utilizzando frasi dei baci perugina.

Voglio invece portarvi quella che è la mia esperienza a riguardo, partendo proprio da quelle che sono state le basi anche per me, specialmente per quanto riguarda la crescita personale.

Uno dei primi libri che ho letto è "Principles", di Ray Dalio. Un nome che ho incrociato virtualmente diverse volte nel mio percorso di crescita.

Dalio è un miliardario statunitense, un "self-made man" partito da una famiglia normale che è riuscito a cogliere le sue occasioni grazie a bravura e fortuna.

E' il fondatore di Bridgewater Associates, uno dei più grandi hedge fund al mondo, che ha gestito fino a non molto tempo fa. Ha passato momenti di boom e momenti di crisi, un percorso interessante e ben descritto nella prima parte di "Principles".

Una volta ritiratosi, non si è comunque fermato: ha voluto concentrare il suo tempo alla filantropia, alla scrittura e alla divulgazione.

Oltre al libro che ho già citato, ha scritto un saggio sulle crisi del debito parlando dei macro cicli economici, uno sul perché i Paesi falliscono ed uno sul famigerato "ordine mondiale".

In particolar modo, quando accenno a quest'ultimo vedo un generale calo della libido nel lettore/ascoltatore che si ritrova a pensare: "oh no.. un altro pazzoide che mi parla di 5G, scie chimiche, terr1a piatta e rettiliani...".

Ecco, Dalio è nulla di tutto questo! Anzi, probabilmente è la persona più lontana da tutte queste fantasie balzane. È qualcosa di diverso: un sistemista, un ingegnere del pensiero.

Una persona che affida tutto ai dati, a schemi e mappe fondamentali per provare a spiegare dei fenomeni complessi. La sua filosofia si può riassumere in un concetto che a me personalmente ha sempre colpito: la realtà è come è, non come vorresti che fosse. Scoprila, accettala, e poi costruisci i tuoi sistemi attorno ad essa.

Dalio ha condensato decenni di esperienze (comprese alcune clamorose battaglie perse, tanto nella vita professionale quanto in quella personale) in due libri fondamentali:

  • Principles: Life and Work : un testo quasi enciclopedico che raccoglie i principi operativi che ha applicato a Bridgewater. Non è una lettura leggera, ma è densa di spunti concreti e concetti ispiranti per la crescita personale.

  • Principles for Dealing with the Changing World Order : un'analisi storica e macroeconomica su come i grandi cicli di potere si ripetono nei secoli. Quindi nulla a che vedere con i rettiliani, per intenderci.


Ciò che distingue Dalio dagli altri è l'ossessione per la trasparenza e per la meritrocrazia delle idee. In Bridgewater, ogni riunione viene registrata. La gente viene incoraggiata a fare emergere gli errori, per poterli analizzare. Chi li nasconde, rischia molto di più rispetto a chi li ammette analizzando le cause. Il feedback è diretto, quasi brutale, non per cattiveria ma perché Dalio crede che l'unico modo per migliorare davvero sia guardare in faccia i propri punti deboli senza filtri.

Ed è proprio partendo da questa filosofia che nasce Principles For You, lo strumento di autovalutazione che voglio discutere in questo articolo.


Principles For You nella pratica è un questionario a risposta multipla pensato per mappare il profilo di una persona su tre dimensioni fondamentali:

  1. Orientamento cognitivo: come elabori informazioni e prendi decisioni

  2. Orientamento interpersonale: come ti relazioni con gli altri

  3. Orientamento motivazionale: cosa ti spinge, come gestisci lo stress, come ti autovaluti


Il risultato finale è l'associazione a uno (o più) archetipi: profili-tipo che descrivono non solo chi sei, ma anche come probabilmente ti comporti in determinate situazioni.

Alcuni tipi di archetipi: Lo Stratega, il Pianificatore, il Cercatore di Crescita, l'Impresario, l'Introspettivo, l'Intrattenitore...

La cosa che apprezzo di più è che il risultato è ben dettagliato, numerico e orientato all'azione. Le percentuali sui singoli tratti ti danno informazioni precise su dove sei forte e dove hai margine di miglioramento.

L'applicazione per smartphone associata ti dà anche degli spunti, delle idee per migliorare le aree su cui credi di voler migliorare.

Detto questo, sicuramente non è la panacea di tutti i mali: come tutti gli strumenti di questo tipo, va preso per quello che è: una stima del tuo stato attuale, un punto di partenza. Una mappa, non il territorio.


Personalmente mi sono sottoposto a questo assessment per la prima volta nel 2023, per poi ripeterlo a Febbraio 2026. Ecco, se proprio devo trovare un difetto, ho dovuto "re-iscrivermi" con una mail diversa perché a quanto pare una volta definito il mio archetipo con il mio account sarà quello per tutta la mia vita, senza possibilità di rifare l'assessment.. Ma vedremo poi dai risultati che non è proprio così.


L'ho fatto principalmente per due motivi: il primo è la mia curiosità intrinseca, la mia voglia di conoscere ciò che sta fuori ma anche dentro di me. La seconda motivazione è più pragmatica: sulla base delle informazioni che otterrò, quale sarà il taglio che potrei dare alla mia carriera? Quale sarà il mio approccio a diverse mansioni? Avendolo chiaro in testa io, posso condividerlo anche con altre persone. Più informazioni ho sui miei punti di forza e di debolezza, meglio posso approcciare le sfide di tutti i giorni.


Quello che trovo interessante (e un po' inquietante) di questi strumenti è che spesso confermano cose che magari giù intuivo, ma le rendono concrete. Leggibili. Le tolgono dall'ambiguità del "ho la sensazione di essere fatto così" e le trasformano in un dato.

E il dato, come sappiamo, si può usare.

Ecco cosa è emerso dalle mie due autovalutazioni, messe a confronto.


2023: Il Pianificatore (con tratti da Stratega e Growth Seeker)


Il profilo dominante era quello del Pianificatore. La descrizione calza bene: forte orientamento verso la struttura, l'esecuzione metodica, la costruzione di piani concreti e realistici. Alta persistenza. Discreta logica. Bassa inclinazione all'improvvisazione sociale o alla leadership carismatica.

La parte che mi ha colpito di più? Il basso punteggio su Autonomy e Extraverted — segnale che in quel periodo cercavo ancora abbastanza direzione esterna e che la dimensione sociale non era il mio forte, né lo è mai stata particolarmente.

Col senno di poi, avevo appena iniziato la mia prima mansione da "middle manager", il mio primo ruolo importante ma senza gestire persone.


2026: Lo Stratega (con tratti da Pianificatore e Growth Seeker)

Qualche anno dopo, il profilo dominante è cambiato. Sono passato allo Stratega.

Stessa famiglia di base — il pensiero strutturato, la logica, la concretezza — ma con un'aggiunta sostanziale: una maggiore proiezione verso il futuro, una migliore capacità di vedere i pattern prima che si manifestino pienamente, e una spinta più autonoma verso la definizione degli obiettivi.

L'ossatura è quindi rimasta la stessa: e per fortuna! Credo sia normale che una persona abbia una sorta di comune denominatore costruito nel tempo, che sicuramente non cambia nell'arco di 3 anni. Ciò che ho trovato utile non è tanto il confronto tra i punteggi in sé, ma la direzione del cambiamento: Autonomia aumentata, capacità strategica cresciuta, orientamento alla crescita più consapevole. Alcune debolezze rimangono stabili e credo lo saranno per tutto il resto della mia vita: rimarrò sempre un tipo introverso. Non farò mai cabaret, ma l'importante è saperlo.

Ma perché ho rifatto l'assessment? Beh.. in prima battuta perché era nell'aria un cambio di mansione per me (che è diventato poi effettivo), e poi perché mi sentivo abbastanza cresciuto rispetto a qualche tempo fa..


Torniamo alla domanda che probabilmente ti stai facendo: ok, bello, ma a cosa serve?

Dal mio punto di vista, questi strumenti sono utili in almeno tre modi:

1. Chiarezza sui punti di forza reali, non presunti È facile sopravvalutare alcune delle proprie qualità. Avere un dato esterno (anche solo una stima) aiuta a fare un check di realtà. Scoprire che sei forte in qualcosa non è solo gratificante: ti dice dove concentrare la tua energia, dove le tue decisioni saranno probabilmente più solide.

2. Consapevolezza delle aree di miglioramento Le "Growth Needs" elencate nel report non sono critiche. Sono mappe. Nel mio caso, tollerare meglio l'ambiguità e coltivare più pazienza verso chi ragiona in modo meno strutturato. Cose su cui sto attivamente lavorando.

3. Autocomprensione nel tempo Fare l'assessment una seconda volta a distanza di anni è stato il gesto più utile. Non tanto per vedere quanto sono "migliorato" su una scala, ma per capire dove sono andato. È un po' come guardare i dati del portafoglio a distanza di tempo: vedi la direzione, non solo il fermo immagine.


Un ultima nota


C'è effettivamente una trappola in questi strumenti: trattandosi di autovalutazione, qualcuno potrebbe essere tentato di rispondere a come vorrebbe essere, non a come è. La differenza è sottile, viene quasi dall'inconscio. Dalio ne è consapevole, e per questo in Bridgewater il tool veniva usato anche con feedback a 360°: non solo la tua autovalutazione, ma anche quella dei tuoi colleghi.

Se hai la possibilità, fallo fare anche a qualcuno che ti conosce bene: un partner, un amico di lungo corso, un collega fidato e confronta i risultati. Le discrepanze sono spesso le parti più interessanti.


Lo strumento è accessibile tramite principlesyou.com. Consiglio di fare ovviamente la versione di base gratuita, che richiede una mezz'ora abbondante di tempo.

Teoricamente ci sono valutazioni analoghe per contesti aziendali ( a pagamento ) che secondo me dovrebbero essere obbligatorie in realtà strutturate, ma non creo sia né il luogo né il momento per discuterle.


Concludendo, se sei abituato a ragionare in termini di ottimizzazione (del portafoglio, del lavoro, della vita) capire come funzioni tu come "sistema" è forse l'investimento con il ROI più difficile da misurare, ma potenzialmente tra i più duraturi.

Dalio lo dice con la sua solita franchezza: le persone raramente si conoscono davvero. E le organizzazioni sono fatte di persone che si conoscono ancora meno.

Inizia da te.


Un abbraccio,

LRI

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