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  • Aggiornamento Agosto 2026

    E' finito anche questo Agosto, il primo passato più in ferie che a lavoro... e devo dire che non è niente male, e ci si abitua molto velocemente... Ma mi tocca ancora rimandare, sono ancora molto lontano dal riuscire a coprire le mie spese con cedole e dividendi... Finalmente mi sono deciso a vendere tutto il possibile delle mie XInc stocks, riducendo in maniera significativa l'esposizione nel mio portafoglio. Ho depositato il ricavato dalla vendita e altri 2.8k€ di liquidità. Ho reinvestito subito su diversi ETF, i soliti IWDP, IAPD, e, soprattutto, VEUR, in maniera tale da mantenere un po' di esposizione geografica europea (anche se è calata di circa 2 punti percentuali rispetto al mese scorso, arrivando al 18.6%. L'incasso totale di dividendi è stato di 190€ netti, in discreto aumento rispetto ai 141€ incassati l'anno scorso. Year-to-Date, nei primi 8 mesi ho incassato 2053€ rispetto ai 1778€ del 2025, un aumento del 15.4% confrontando lo stesso periodo. Non ho aggiornato la stima di fine anno dei dividendi che incasserò, ma non è cambiata chissà quanto dall'ultima volta, quando avevo stimato 3100€. Ormai ciò che acquisto contribuirà poco nell'anno. Il valore del portafoglio (Directa + X inc Stocks ) al 31/07/2026 (ultimo giorno di mercati aperti nel mese) è di 187038€. Performance del mese +0.6%, surclassata da VWCE, che ha fatto +2.3%. Gain totale del portafoglio: +47.6%. Il grafico dell'andamento del mio portafoglio rispetto ai benchmark è sempre disponibile nella pagina "Portfolio & NW" . Per quanto riguarda il patrimonio totale, ho abbattuto di pochissimo il muro dei 400 k€, più precisamente sono a 400.5k€, anno su anno +20.7% ), e +0.6% M/M. Lato spese, il mese si chiude a 848€. Lato income, nel mese ho incassato un totale di 3432€. Il saving rate del mese rolling 12 mesi è 57.3%. Il dato puntuale mensile è 75.3%. Sulle spese nulla da segnalare. La voce più "importante" è per divertimenti vari, e va benissimo così. Per la voce income, altro mese normalissimo con una coda piacevole di recuperi fiscali che si sono sommati al resto. Purtroppo niente più rendita di affitto, ma si tiene botta. Nessuna novità sul fronte vendita dell'immobile. Ricordo che lo stato di avanzamento di patrimonio, spese, income e portafoglio, anche se sono sempre consultabili qui. Per questo mese è tutto, Un abbraccio, LRI

  • Principi di lavoro: la via umana

    Piccolo aneddoto della mia vita lavorativa. Messo alle strette, ho dovuto fare una scelta. Non entrerò troppo nei dettagli. Voglio solo che l'approccio che ho seguito rimanga scritto, e diventi uno dei miei principi di vita e di lavoro, sulla falsariga di quelli di Ray Dalio. Iniziamo dal contesto: questa storia riguarda come mi sono approcciato a un futuro cambio di mansione dei miei collaboratori. Parto col dire che, in realtà, tale situazione era già in essere: da una selezione di circa sei collaboratori, settimanalmente e a rotazione, stavo già facendo coprire un ruolo vacante in un altro reparto, non di mia competenza. L'azienda, tuttavia, dopo un periodo che definirei "di prova", ha deciso di stabilizzare la cosa. Ed è qui che entra in gioco il ruolo del middle manager, cioè il mio: tradurre in linguaggio digeribile dai collaboratori le decisioni aziendali. Avrei dovuto definire chi, fra i miei, lasciare nelle mani di altri per coprire una mansione notoriamente poco apprezzata, con turnazione differente, anche notturna. Non mi ero mai trovato da questo lato della situazione. Dovevo decidere io. Come si fa, sapendo che, nel bene e nel male, avrei modificato la vita di alcune persone? Inizialmente ho studiato i profili, confrontando le diverse competenze con le esigenze del mio reparto e cercando ridondanze o sovrapposizioni. Successivamente, ho esaminato il lato umano e comportamentale: chi è sempre stato bene nel gruppo e chi no, chi, quando gli ho dato una mano, si è preso tutto il braccio. E così via. A quel punto mi sono fatto un'idea e l'ho esposta al mio superiore. Unendo i vincoli analizzati da me con quelli identificati da lui, a malincuore ho capito su chi sarebbe ricaduta la scelta. E quindi, tutto finito, giusto? Assolutamente no. Non ci ho dormito per un po'. Le mie ultime due "promozioni" sono avvenute dal giorno alla notte: una mattina mi sveglio e lavoro in un settore, il giorno dopo in un altro. Intendiamoci, credo di essere sempre andato migliorando la mia situazione, sia lavorativa che economica. In questo caso, però, non credo ci sia stato un miglioramento effettivo per i miei collaboratori. Anzi, credo sia quasi un peggioramento delle condizioni lavorative, bilanciato forse da un leggero riconoscimento economico. Ho pensato molto a come mi sono sentito quando, da un giorno all'altro, ho cambiato ruolo. Improvvisamente si incrina il tuo equilibrio, e la tua zona di comfort viene meno. Credo che i cambiamenti improvvisi, apparentemente immotivati, trattati come se le persone fossero un numero, non piacciano a nessuno. Nemmeno a chi è ben disposto ai cambiamenti e alle opportunità che aprono: forse accetta il cambiamento, ma non ne apprezza il modo. Questa volta, però, ero io a decidere non solo il chi, facendo attenzione a molti vincoli, ma anche il come fare le cose. L'idea che mi era venuta era, quantomeno, fare una riunione plenaria con i miei collaboratori, dove rimarcare l'intenzione dell'azienda di mettere in atto questo progetto, le giustissime motivazioni annesse, quantificare il numero di persone necessario e verificare la presenza di volontari. Ho chiesto consigli a colleghi, superiore, amici. Qualcuno prediligeva la linea impersonale, la maggior parte la linea umana. Alla fine, per prendere la decisione, l'unico con cui ho dovuto fare i conti, e con cui dovrò sempre farli, sono io stesso. Un cambiamento significativo, se trattato nella maniera più umana possibile, ben motivato e dettagliato, viene apprezzato molto più di uno comunicato a freddo, senza alcun tipo di rapporto. Per questo motivo ho comunque fatto la riunione, avvisando per iscritto tutta la linea gerarchica, compreso il responsabile del mio responsabile e l'ufficio HR. Incredibilmente, nei giorni successivi ho sentito un grosso peso sollevarsi dalle mie spalle. Parlando con i collaboratori, anche loro avevano ben compreso il tutto, e si erano già immaginati su chi sarebbe ricaduta la scelta. Ho avuto addirittura dei volontari. Sarebbe stato uguale se un giorno fossi arrivato a lavoro e avessi chiamato in ufficio gli interessati dicendo loro: "da domani cambierete mansione"? Forse sì, nella sostanza. Ma credo che la forma influenzi, molto più di quanto sembri, le conseguenze di secondo ordine: invisibili, ma capaci di portare a strascichi nel tempo, demotivazione, calo delle performance. Il principio Ci sono sempre due modi di fare le cose: uno umano e uno impersonale. Se puoi, scegli sempre il primo. Non significa evitare di fare le cose, farle a metà o con meno intensità. Significa dare priorità alla comunicazione, per quanto assertiva questa debba essere. Nella vita di un manager progetti e obiettivi spesso arrivano dall'alto. La tua responsabilità non è discuterli in pubblico ma tradurli sul campo. Ciò che puoi scegliere si limita al "come". La via più facile, tentatrice, è comunicare una scelta a cose fatte, riducendo al minimo gli scambi specialmente nel caso di scelte "dolorose". La strada migliore è invece, come sempre, quella opposta e più tortuosa: prendersi il tempo di specificare bene situazioni e motivazioni, senza giochini strategici o politici. Non credere di essere il genio nella stanza, il deus ex machina. Per quanto tu sia bravo, c'è sempre chi è più bravo di te e se vieni smascherato perdi ogni tipo di credibilità e, soprattutto, supporto. Servono più energie ad indorare una pillola che a presentarla per quello che è. Tratta gli altri come vorresti essere trattato tu. Ogni volta possono cambiare il contesto, le persone, gli obiettivi. Ma quando devi fare una scelta fra il "modo umano" e quello impersonale, scegli sempre quello umano. Il processo conta quanto il risultato. Varrà la pena seguire questo principio, sul lungo periodo? Vedremo. Indipendentemente dai risultati, è ciò che meglio si sposa con il mio modo di essere quindi, per ora, continuo a scommetterci. A presto, LRI

  • Fuori programma

    Da qualche tempo sto lavorando a un progetto diverso da quello che trovate di solito qui. Oltre ai soliti aggiornamenti mensili del portafoglio, sto preparando un piccolo corso di finanza personale scritto per i miei figli. L'idea è semplice. Un giorno, quando saranno abbastanza grandi incasseranno un primo stipendio, un affitto, gestiranno un investimento o un debito, e vorrei che avessero a disposizione qualcosa di scritto da me, pensato apposta per loro. Nulla di troppo tecnico... Ogni capitolo si aprirà con una riflessione personale, per poi approfondire qualche aspetto certamente tecnico, ma di base. Perché scriverlo Quante volte mi sono chiesto: come farò a insegnare ai miei figli le basi della finanza personale? Ne avrò la forza e la capacità? So bene che il primo insegnamento deriva dall'esempio, però è difficile anche per un genitore trovare il modo di affrontare certi argomenti. Sembra non sia mai il momento giusto. Ci si può confrontare, ma solitamente le parole dette a voce sono improvvisate, si perdono, sono influenzate dal contesto dei giorni in cui vengono dette. Le parole scritte invece sono fatte per restare, possono essere pensate, analizzate e ponderate con più precisione. Si possono rileggere a distanza di anni, scoprendosi magari in disaccordo, e va benissimo così, l'importante è mantenere il più possibile equilibrio e razionalità. Un ulteriore spinta alla realizzazione di questo progetto deriva da un lutto familiare. Credo sia bello avere qualcosa di scritto da una persona cara che sopravviva al tempo, permettendo a chi verrà dopo di avere una sorta di dialogo virtuale con i propri affetti. Non voglio lasciare loro un vangelo da seguire alla lettera. Questo potrebbe essere un punto di partenza da cui costruire un proprio pensiero. Non sono un consulente finanziario, l'ho scritto più volte anche qui sul blog. Mi sono appassionato di finanza personale per conto mio leggendo libri, facendo errori e modificando il mio stile di investimento nel tempo. Quello che condivido in questo corso è esattamente la mia esperienza, distillata nella forma più semplice e onesta che sono riuscito a costruire. I capitoli Il corso si apre con una lettera aperta, introduttiva, e si chiuderà con un saluto a chi leggerà questo percorso. Al centro ho strutturato una serie di capitoli che copriranno dai concetti di base fino ai temi più operativi: Il valore del denaro: cosa tieni davvero in mano Guadagnare e spendere: il fiume da non prosciugare Il budget: ogni caccia al tesoro che si rispetti ha bisogno di una mappa Il fondo di emergenza: un'arma contro gli imprevisti L'importanza del tempo: il sassolino che diventa una valanga Rischio e rendimento: due facce della stessa medaglia Le obbligazioni: quando tu sei la banca Le azioni: possedere un’azienda Le materie prime: ETF e diversificazione: il pagliaio che contiene tutti gli aghi Le tasse: il pedaggio di questo percorso Investimento e speculazione I portafogli pigri: il ricettario per chi non vuole improvvisare Investire per obiettivi: quando il perché influenza il come Gli errori più comuni: chi cade in una buca lascia un cartello di pericolo per gli altri Come lo pubblico Ho deciso di pubblicare un capitolo alla volta anche qui sul blog, man mano che li completo. Un doppio vantaggio: mi dà un ritmo di scrittura costante e permette a chi legge questo spazio di seguire il percorso insieme a me, capitolo dopo capitolo, dando magari qualche feedback. Il tutto sempre in maniera diretta, senza fretta, con lo stesso approccio con cui ho sempre raccontato i miei investimenti qui dentro. Se penso a cosa possa distinguere questo corso dagli altri credo sia proprio questo: affrontare ogni argomento con semplicità, esempi di vita personale, racconti del mio passato che voglio condividere. Quello che manca nei percorsi finanziari talvolta è proprio questa parte personale: il motivo per cui certe scelte contano davvero, raccontato da chi le ha vissute in prima persona. Certo ci sarà anche una piccola parte tecnica, qualche concetto voglio pur che duri nel tempo, ma se si vuole affrontare il tema in maniera più approfondita c'è anche tutto un mondo dietro: libri, articoli, video, podcast, blog fatti molto meglio di come saprei fare io. Il primo capitolo, dedicato al valore del denaro, arriva a breve. Un abbraccio.

  • Lettera d'apertura

    Se stai leggendo queste pagine, probabilmente sei più grande di quanto io riesca ad immaginarti adesso. Non so con precisione quando le troverai: forse alla fine delle scuole superiori, forse dopo il tuo primo lavoretto estivo, forse in un giorno qualunque in cui i soldi hanno smesso di essere un tabù. Non so nemmeno se sarò io a mettertele in mano, o se le troverai da solo: dipende da se e quando riuscirò ad affrontare un argomento così difficile da discutere senza pressione ma con cui prima o poi tutti, nel mondo, hanno a che fare. Ho scritto questo "corso" con largo anticipo, mentre ti vedo correre in mezzo ai giocattoli ma pensando esattamente a quel momento nel futuro, qualunque esso sia. Non sono un consulente finanziario e voglio dirlo di nuovo, chiaramente. Ho un lavoro come tanti, con uno stipendio medio. Sono sempre stato predisposto al risparmio e ho sempre avuto discrete doti di pazienza e disponibilità a posticipare la gratificazione. Ma a parte questo, avevo solo qualche risparmio messo rigorosamente sul conto corrente della banca di paese. Parlando di soldi, rientravo esattamente nella situazione media fra i miei amici, o forse partivo leggermente in svantaggio: loro avevano l'attività di famiglia ad aspettarli, fra imprenditori e artigiani. I miei genitori erano dipendenti e, di conseguenza, il mio percorso era avviato in questo senso. Né io né i miei amici pensavamo a prepararci al futuro. Eravamo così giovani e spensierati... Poi, è arrivato il 2020. Anno di grossi cambiamenti per tutto il mondo, per la nostra famiglia e in qualche modo anche per il proseguimento di questa storia. Il COVID-19: la nascita della scintilla In quei giorni, mentre la pandemia dilagava, il mondo era rinchiuso in casa. Avevo la fortuna di vivere in un piccolo paese di montagna, dove le possibilità erano e sono tuttora infinitamente minori rispetto alla città, ma ringraziavo il cielo di avere a disposizione un giardino. Pensavo a quanto fossi fortunato rispetto a chi viveva in un monolocale di città. Dopo qualche giorno di incertezza generalizzata ho potuto rientrare a lavoro. Ero uno dei pochi privilegiati a non dover passare tutto il giorno rinchiuso. La vita insomma proseguiva quasi in maniera normale, pur vivendo in un mondo deserto composto da tante piccole oasi lontane fra loro. Un bel giorno ricordo che a lavoro non si parlava d'altro che delle "azioni della nostra società". Questo mi aveva fatto tornare alla mente che in passato gli stessi colleghi mi avevano spinto ad informarmi e aderire al piano azionario per dipendenti ed io, visto che lo facevano tutti, da qualche anno ci mettevo qualcosa. Un po' come quando si pagava l'abbonamento al servizio di streaming preferito: comprare le quote della società era diventato una cosa automatica, nemmeno guardavo quanto pagavo o quanto valevano queste fantomatiche "azioni". Però ricordo il piacere e lo stupore che mi colpiva quando vedevo arrivare i "dividendi", una volta l'anno. Soldi piovuti dal cielo, senza aver fatto assolutamente nulla. In quei giorni, come dicevo, l'argomento caldo era il crollo del prezzo delle azioni a causa della pandemia. Reazioni di tutti i tipi: dai complottisti che "chissà cosa c'è dietro", ai terrorizzati perché "la fine del mondo è imminente", agli indifferenti perché "vada come vada, tanto non ne ho bisogno". Fra tutti, però, la reazione di una persona, un dipendente storico dell'azienda, mi aveva colpito perché non rientrava in nessuno dei casi medi. Era particolarmente irritato, nervoso, intrattabile. Si lamentava, certo, come tutti gli altri, ma per un motivo completamente diverso dagli altri. Finché mi disse: "ho perso qualche migliaio di euro in questi giorni, per colpa della mia banca". Non capivo ma visto che l'argomento del denaro mi ha sempre affascinato, ho chiesto chiarimenti. "Qualche giorno fa, guardando i mercati, ho visto il prezzo delle nostre azioni. Da decenni lavoro qui, e non sono mai state così basse. Per un'azienda strutturata come la nostra, non era semplicemente possibile. Se mi fossi sbagliato, allora il nostro lavoro sarebbe stato l'ultimo dei problemi. Allora ho chiamato la mia banca per acquistare un discreto numero di azioni, e mi hanno risposto che erano chiusi, e che per acquistare si dovevano firmare documenti, cosa ovviamente impossibile in quel periodo. Risultato: oggi tutti i colleghi si lamentano che sono basse, ma costano già il 50% in più di quanto le avrei pagate io. Ho cambiato banca e sono riuscito ad acquistarle solo oggi." In quel momento ero completamente spiazzato. Stavo già facendo un rapido conto mentale su quanto avrebbe guadagnato se fosse riuscito a mettere in pratica le sue intenzioni, rimanendo di ghiaccio. Oggi invece penso: "era un pazzo scatenato a tenere i risparmi di una vita esposti all'andamento di una sola azienda e a volersi esporre molto di più". Diamogli comunque atto di aver analizzato a modo suo la questione, e aver preso quella che credeva fosse la miglior decisione possibile con le conoscenze che aveva. Quella volta gli sarebbe andata bene, ma con approcci così prima o poi si paga pegno. Dal conto mentale che mi ero fatto, si sarebbe pagato una o più vacanze in resort di lusso con la famiglia. E nella mia testa tutto cambiò all'improvviso: aspetta un attimo, e se avesse tenuto il capitale investito? A quei prezzi, il dividendo che avevamo incassato l'anno prima rendeva più del 10%. Allora è vero che il capitale genera altro capitale! Bastava solo essere pazienti, e una volta l'anno sarebbe arrivata una piccola rendita. Dalla scintilla a un incendio La fantasia volava come un'ape di fiore in fiore, ognuno dei quali scenario di un futuro ipotetico così roseo da non sembrare vero. E tutto il resto del mondo viveva ancora chiuso in casa. Poi, la doccia fredda. Io non capivo nulla di questo mondo, non lo avevo mai studiato e l'unico scorcio che avevo mai sbirciato era legato al piano azionario per dipendenti, che arrivava però solo una volta l'anno con prezzi già decisi. Come ammirare un panorama dal buco di una piccolissima serratura. Dovevo fare qualcosa. Arrivato a casa, dopo essermi fatto la doccia più introspettiva degli ultimi anni, ho acceso il pc e iniziato a cercare argomenti a tema. Da quel giorno, nulla sarebbe più stato uguale. In pochi giorni ero completamente immerso in un mondo nuovo. Il mio cicerone del tempo era principalmente Sven Carlin, a cui poi in ordine di tempo si sono aggiunti Mr Rip, Lorenzo di Investire in borsa a caccia di dividendi, Davide d'Isidoro, Dividendology, Alessandro Lazzaro, sino ai mostri sacri Paolo Coletti e The Bull. Ad essere sincero, l'amore per i libri di carta ce l'ho fin da bambino, un affetto che non è mai svanito. Così, anche nella ricerca di materiale da trangugiare, non ho disdegnato un approccio più fisico, oltre ai video su YouTube. Nelle prime settimane di studio ho quindi letto "Modern Value Investing" di Sven Carlin, "Il metodo Warren Buffett" e la Bibbia degli investimenti: "The intelligent investor", "Poor Charlie's Almanack", le lettere annuali di Berkshire Hathaway... Il tragitto casa-lavoro inoltre mi occupava quasi un paio di ore al giorno, completamente buttate nel traffico mattutino e serale. Perché quindi non accompagnarle con degli audiolibri, come "L'uomo più ricco di Babilonia", con "Il piccolo libro dell'investimento", "Il milionario della porta accanto", "A spasso per Wall Street" e, sono sincero, anche il classico malvisto "Padre ricco, padre povero"? E perché no, proseguendo con gli scritti di Ray Dalio... Tonnellate di materiale da guardare, leggere, ascoltare, capire, studiare... Da un lato ero sopraffatto dalla quantità di informazioni, dall'altro più approfondivo il tema più capivo di aver solo scalfito la superficie di questo mondo. Come avrai intuito, sono una persona che si butta a capofitto in un nuovo tema. Prima di entrare realmente in questo mondo dovevo padroneggiarne almeno le basi. Del resto, la posta in gioco erano i miei soldi. E allora mi sono gettato in una full immersion fra divulgatori, esperti ed appassionati. Con questo approccio ho affrontato la finanza personale, per curiosità e passione: capire come funziona il sistema, prima di provare a intervenire su di esso. Così, un bel giorno di agosto del 2021, ho deciso di aprire il mio primo account su un broker per poter fare in autonomia le prime operazioni finanziarie. Sui motivi della scelta del broker, sulle prime operazioni, i primi errori, le prime emozioni avremo tempo di parlarne nei prossimi capitoli. Iniziamo, passo dopo passo Quello che troverai proseguendo nella lettura di queste pagine è un condensato di anni di formazione sul campo, di errori commessi e come ho pensato a risolverli, di errori che ancora compio e di un blog che ho tenuto per raccontare, mese dopo mese, il mio percorso con tutte le sue esitazioni. Aneddoti di vita vissuta, sulle mie sensazioni che sicuramente vivrai anche tu, a modo tuo. Certe cose si possono provare a raccontare, ma perdono intensità prima nel trasferimento su carta e poi dalla carta a chi legge. Voglio essere chiaro su cosa NON troverai qui. Non ci saranno formule magiche, perché non esistono. Non esiste una fonte di ricchezza rapida, e chiunque te la proponga sta sempre cercando di prendere qualcosa da te, non di darti qualcosa. Se qualcosa è troppo bello per essere vero, di solito non lo è, o sicuramente stai tralasciando qualcosa. Non troverai nemmeno certezze assolute, perché ciò che muove la finanza, come quasi tutto ciò che riguarda il futuro, è la probabilità. Nulla è garantito. Troverai invece concetti di base per aiutarti a trovare la tua via, diversa per ognuno ma legata agli altri dalle stesse regole. Voglio raccontarti e spiegarti nel modo più semplice possibile come sono riuscito a costruire il mio percorso finanziario, insieme a qualche riflessione personale che ho scelto di lasciarti all'inizio di ogni capitolo. Quelle riflessioni non sono lezioni impartite dall'alto. Sono i pensieri di un padre che ha provato, con i mezzi che aveva, di capire qualcosa di questo mondo, e che vorrebbe risparmiarti almeno una parte della fatica che ci ha messo. Non ti nascondo, inoltre, di essere preoccupato per il tuo futuro, perché credo che questi argomenti abbiano un grande peso nel mondo che verrà, e intorno a me non vedo la mia stessa preoccupazione. Non vedo qualcuno spinto a fare quello che sto facendo con lo stesso fuoco, che getti almeno un primo seme per aiutare chi verrà dopo a coglierne i frutti. Se ciò che scrivo ha un valore, credo stia proprio qui: nel fatto che qualcuno che ti vuole bene ha già tracciato una parte di questa strada e ha lasciato qualche segnale lungo il percorso. C'è una ragione precisa per cui ho voluto scrivere tutto questo invece di lasciarlo semplicemente detto a voce, a rate in qualche conversazione occasionale. Le parole a volte si perdono, si confondono, non si riesce a prendere il giusto tempo per pensarle. Le parole scritte restano. Potrai tornarci quando vorrai, rileggerle a distanza di anni, magari ritrovarti in disaccordo con qualche passaggio, e sarà anche giusto così. In un futuro remoto potrai anche avere un bel ricordo di come scrivo, potrai provare a dialogare con me attraverso questi pensieri. Voglio darti i primi mezzi per costruire il tuo di pensiero, non qualcosa da copiare. Non serve che tu legga tutto in un'unica seduta. Anzi, ti consiglio il contrario. Leggi con calma, un paragrafo, un capitolo alla volta e torna a rileggere quando lo sentirai opportuno: quando avrai uno stipendio da gestire, una rendita, un investimento da capire, un debito da valutare. Le idee scritte in questo corso non invecchiano così rapidamente, del resto sono le stesse che hanno guidato le persone e i mercati da decenni anche se numeri, prodotti finanziari e leggi fiscali che riporto potranno cambiare nel tempo, ma saranno solo dettagli. C'è un'ultima cosa che voglio dirti, prima di lasciarti alla lettura vera e propria. I soldi non sono la cosa più importante della vita. Penso esattamente il contrario. Ho scritto questo corso perché quando la gestione del denaro è solida, libera spazio mentale ed emotivo lasciando posto per occuparsi di tutto il resto: le persone che ami, il lavoro che ti appassiona, i progetti in cui credi. I soldi gestiti male, al contrario, occupano uno spazio sproporzionato nei pensieri, generano ansia, limitano le scelte. Non voglio che tu diventi ossessionato dal denaro. Voglio che tu ne sappia abbastanza da non doverci pensare più del necessario. Disclaimer sull'uso dell'AI Per produrre questo corso, mi sono fatto aiutare dall'intelligenza artificiale. Il suo ruolo è entrato in diverse fasi della produzione: dalla definizione della struttura e degli argomenti, alla creazione delle bozze di ogni capitolo, alla verifica di coerenza globale fra capitoli e, infine, durante la correzione di grammatica e sintassi. Ho utilizzato rigorosamente i modelli gratuitamente disponibili al momento, prevalentemente Claude AI con il suo modello Sonnet 5 e in minor parte ChatGPT. Il mio approccio è stato di generare un progetto specifico con materiali identici in entrambe le AI. Ho lavorato a step progressivi, ogni volta iniziando dalla bozza di un nuovo capitolo proposta da Claude, poi ripresa e rivista da me aggiungendo esperienze personali scritte di mio pugno, modificando frasi che andavano contro ciò che penso, rendendo il testo meno macchinoso. Cercando insomma di ridurre i noti problemi di "AI Slop". Dove ritenevo giusto approfondire, ho approfondito con la mia scrittura. Dove ritenevo giusto tagliare concetti ripetitivi, ho tagliato. Dove credevo che suonasse meglio qualcosa di imperfetto ma vivo, ho cercato di metterci del mio. Nel corso della stesura, dopo qualche pubblicazione, ho persino ritenuto migliore modificare radicalmente numero dei capitoli e accorpare diversi argomenti in maniera tale da evitare pesanti ridondanze ed eccessiva diluizione del contenuto. Questo esercizio mi ha aiutato sotto molteplici aspetti: ho rispolverato le mie (scarse) doti di scrittore, che per testi così lunghi sono rimaste in congelatore ormai da decenni. Ho anche potuto approfondire uno strumento che potrebbe diventare fondamentale nel mondo futuro, al pari di internet negli anni 2000. Ho imparato alcuni suoi pregi e difetti riconoscendo fastidiosi pattern ricorrenti, che l'IA ancora utilizza e riducono la vivacità e godibilità di un testo. Ho infine capito sì che questo strumento è potentissimo e permette indistintamente a tutti di avere una base di partenza per creare qualcosa di importante, ma ad oggi è molto difficile che ci metta anche quel gusto particolare che solo l'uomo può imprimere in un'opera. Qualunque cosa tu possa pensare dopo questo disclaimer, sappi che il testo finale lo sento completamente mio e rispecchia il mio vissuto. L'utilizzo dell'AI non ha in alcun modo intaccato pensieri, contenuti o espressioni che voglio arrivino a te inalterati. Con affetto, Papà

  • 3) Il budget

    I fogli di calcolo mi hanno sempre affascinato anche se fra qualche anno, con la diffusione dell'intelligenza artificiale, potremo considerarla una passione "vintage". Ho sempre creduto di sapere, a grandi linee, quanto entrava e quanto usciva dal mio conto ma non avevo alcun modo per verificarlo. Ai tempi dell'università avevo iniziato a fare un piccolo foglio di monitoraggio delle mie spese, molto rudimentale perché dovevo stare attento ad arrivare a fine mese: monitoravo l'incasso dell'affitto, le tasse, la retta universitaria, gli sfizi. Funzionava, in un certo senso, ma il foglio che avevo fatto richiedeva una gestione inutilmente complicata. Fra l'altro, riportavo solamente dei valori aggregati senza dividerli in sottocategorie che avrebbero facilitato ulteriori analisi. Il più delle volte poi questa attività la facevo a posteriori, ricostruendo magari un intero anno. Inoltre, consideravo un solo aspetto della mia vita: quello legato alle spese universitarie. Era un metodo molto grossolano da cui capivo "più o meno circa quasi" cosa avevo combinato durante l'anno, ma richiedeva talmente tanto tempo che ogni volta era una sofferenza. Appena terminata l'università infatti, l'ho abbandonato. Il cambiamento vero è arrivato quando ho iniziato ad interessarmi veramente alla finanza personale, dopo il Covid-19. Avevo capito quanto fosse importante tenere traccia delle spese in modo sistematico, semplificando al contempo al massimo l'attività, riducendo al minimo il tempo necessario per mantenere vivo lo strumento. Ti svelo un piccolo segreto: nel blog di finanza personale che sto tenendo, i dati sono monitorati a partire dal 2016. Ma ho appena detto che mi sono interessato alla finanza personale solo dopo la pandemia di Covid-19... In realtà, ho iniziato sistematicamente a tracciare i miei flussi di cassa solo a partire dal 2022. Da quei primi numeri è nato quello che oggi chiamerei il mio monitoraggio budget vero e proprio, Con macro e microcategorie ben definite. Una volta visto che effettivamente era un bell'esercizio, utile per mantenere alta la mia attenzione, ho voluto proseguire l'analisi buttando un occhio anche al passato. Sono andato quindi a ricostruire, partendo dal primo dato storico che avevo disponibile, tutti i vecchi flussi di cassa, arrivando a ritroso sino al 2016. E' già passato qualche anno dal primo foglio di monitoraggio che ho sviluppato, e devo dire che oggi questo mi serve sempre più. Non ho paura di finire in rosso, ormai l'accortezza è diventata una sana abitudine, ma voglio essere sicuro di indirizzare in maniera ottimale le risorse che guadagno. Ecco, nella mia situazione specifica non ho mai creato un budget vero e proprio, assegnando a ogni voce una spesa da non sforare, ma vista la mia propensione al risparmio mi sono semplicemente limitato a tenere monitorati incassi e spese, senza mettermi particolari vincoli. Veniamo però al punto: perché un budget può servire, e come se ne costruisce uno che funzioni davvero? Dalla fotografia alla mappa del tesoro Nel capitolo precedente ti ho parlato del denaro come un fiume, con sorgenti che lo alimentano e attività che ne consumano una parte. Il budget è la mappa del tuo fiume: mentre la disegni devi capire da dove arriva l'acqua, dove va a finire e, allo stesso tempo, decidere a priori su quali canali è meglio intervenire. Senza una mappa potresti provare comunque a cercare un tesoro, ma ti ritroveresti a girare a vuoto, sperando di trovarlo casualmente. Il budget ti mostra il percorso che tu stesso hai deciso: dove guardare, quali strade evitare, dove concentrare le tue energie per renderle più efficaci. Non è una prigione. Non serve a rinchiuderti in un percorso rigido e vincolato. Serve a dirti "questo è ciò che sta accadendo rispetto a ciò che tu stesso hai deciso, ora puoi scegliere tu i prossimi passi". La differenza è enorme, ed è anche il motivo per cui molte persone abbandonano il budget dopo poche settimane: lo vivono come una restrizione anziché uno strumento di libertà. Segnare quanto entra e quanto esce, come ti ho proposto alla fine del capitolo scorso, è il primo, fondamentale passo. Partendo da qui puoi assegnare a priori una capacità di spesa ad ogni necessità che individui per il futuro, mantenendo il controllo sul flusso globale. Ogni caccia al tesoro che si rispetti ha bisogno di una mappa. Senza, difficilmente arriverai a ciò che stavi cercando davvero. Le componenti del budget Ricordi la distinzione fra uscite fisse e variabili? Per costruire un budget utile è necessario riprendere questi concetti. Iniziamo dalle uscite necessarie: casa, utenze, cibo, spese mediche. Le seconde sono le uscite discrezionali: svago, hobby, ristoranti. Abbiamo poi le rendite, siano esse da lavoro, finanziarie o altro. Considerando entrate e uscite infine, ciò che rimane è il risparmio. Molte persone seguono proprio questa logica: sottraggono tutte le spese ai guadagni e successivamente osservano il rimanente. "Se avanza qualcosa, lo metto via." Quasi sempre però non avanza nulla. L'approccio che suggerisce il budget invece è opposto: decidi prima quanto vuoi mettere da parte, sottrailo dalle entrate, e organizza le tue spese su quello che rimane. Fai sì che nel momento in cui ricevi lo stipendio, la prima uscita che stacchi sia per il tuo risparmio o il tuo investimento. Solo dopo, con quello che resta, organizza tutto il resto. È un trucco psicologico, un cambio di priorità. Se il risparmio è il primo movimento del mese anziché l'ultimo, smette di dipendere dalla tua forza di volontà e diventa automatico, come una bolletta che paghi comunque. Un modo pratico per applicare questo principio è automatizzare un bonifico ricorrente, il giorno stesso in cui arriva lo stipendio, verso un conto separato dedicato al risparmio o verso il tuo piano di investimento. Toglierti la scelta ogni mese, in questo caso, è un vantaggio piuttosto che una limitazione. In un budget ben costruito si cerca di perseguire questo obiettivo, ovviamente tenendo presente la natura e i limiti delle proprie spese e dei propri guadagni, evitando di allocare denaro che non si ha. Quanto destinare a ciascun componente Abbiamo definito dei componenti del budget: spese necessarie, spese accessorie e risparmio. Quanto del nostro guadagno dovremmo allocare idealmente per ciascuna voce? Non esiste una regola universale, dipende da molti fattori: reddito, costo della vita e fase di vita. Esistono però alcune indicazioni di massima, utili come spunto di riflessione più che come legge da rispettare alla lettera. Una delle più conosciute, resa popolare dall'economista e politica statunitense Elizabeth Warren nel libro del 2005 "All Your Worth: The Ultimate Lifetime Money Plan", suddivide il reddito netto in tre fasce. Circa metà per le spese necessarie, circa un terzo per le spese discrezionali e il resto, circa un quinto, per risparmio e investimento. Sono proporzioni pensate per una situazione media, dove la parola "media" è la più importante della frase e si può leggere anche come "arbitraria". Mentre sto scrivendo, se vivi a Milano senza avanzare pretese quasi il 50% di un reddito medio va a finire solo nell'affitto, e poi credo che una persona abbia pure il fastidioso bisogno fondamentale di nutrirsi. Ciò che conta davvero non è rispettare in maniera rigida delle percentuali predefinite ma avere gli strumenti adeguati per crearsi la propria bussola. Se ti accorgi che il risparmio scende sistematicamente sotto una soglia minima che ti sei dato, è un segnale che tutto il budget va ripensato. Un consiglio più utile di qualsiasi percentuale fissa: prova a definire prima un obiettivo minimo di risparmio mensile, anche piccolo, basato su quelle che sono le tue possibilità e trattalo come intoccabile. Il resto, distribuiscilo tra spese necessarie e discrezionali con buon senso. I metodi per costruire un budget Nel tempo sono nati diversi approcci per organizzare un budget. Non serve conoscerli tutti a memoria, ti basti sapere che esistono in modo da aiutarti a scegliere quello più adatto al tuo temperamento. Il primo, che abbiamo appena visto, è il budget a percentuali fisse. È più semplice da seguire, meno preciso, ma sufficiente per la maggior parte delle persone che non vogliono passare ore a incasellare ogni spesa. Il secondo è il budget a saldo zero. L'idea è assegnare tutto il reddito distribuendolo su ogni categoria specifica, comprese quelle di risparmio e investimento, fino ad arrivare a un saldo teorico di zero a fine mese. È il metodo più preciso, ma anche il più impegnativo da mantenere nel tempo, perché richiede attenzione costante. Il terzo è il sistema a buste, nato in un remoto passato in cui si usava ancora prevalentemente il contante. Si avevano a disposizione delle "buste" separate, una per ogni tipologia di spesa, in cui si metteva fisicamente il contante. Quando la busta era vuota, la spesa in quella categoria era obbligata ad arrestarsi. Il concetto di fondo era di dare un limite fisico e visibile a ogni voce, invece di lasciare che tutto confluisca in un unico calderone. Nessuno di questi metodi è oggettivamente superiore agli altri. Il migliore, per te, è semplicemente quello che riesci a mantenere senza che diventi un peso. Puoi anche fare a meno del budget e mantenere solo il monitoraggio a posteriori se i dati ti dicono che riesci a mantenere disciplinate le tue spese. Le spese che si dimenticano Il difetto più comune nei budget mensili è dimenticarsi di spese periodiche che arrivano solo una volta l'anno, e forse proprio questo non mi fa crescere la volontà di farne uno. L'assicurazione dell'auto, un regalo di compleanno, un guasto imprevisto: sono tutte uscite reali, magari prevedibili nella loro esistenza, che però sono difficili da far comparire nel budget di un mese qualsiasi. Il rischio è che, quando arrivano, sembrino un imprevisto che sconvolge tutto, mentre in realtà erano solo mal distribuite nel tempo. La soluzione semplice ci sarebbe, anche se a me sulla carta non piace per nulla (ma credo nella pratica di fare proprio così a livello inconscio): prendi le spese annuali o irregolari, sommale, dividile per dodici, e accantona ogni mese quella piccola quota in una voce dedicata. Quando la spesa arriverà, i soldi saranno già pronti, e il tuo budget mensile non subirà scossoni. È un po' come lasciare dei piccoli depositi di provviste nei punti del percorso dove sai che ne avrai bisogno, invece di portare tutto il peso fin dall'inizio. Questo concetto potremmo riprenderlo quando parleremo di obbligazioni e "scalette". Non voglio rovinarti la sorpresa. Gli strumenti Sul piano pratico, per tenere un budget non serve nulla di sofisticato. Un foglio di carta con due colonne: entrate e uscite, è già sufficiente per iniziare. Partiamo dalle cose semplici. L'essere umano è perfettamente in grado di complicarle da solo senza bisogno di aiuto. Certo, un foglio di calcolo digitale aggiungerebbe la possibilità di sommare automaticamente le categorie, creare qualche grafico, confrontare mese su mese. Insomma, potrebbe rendere questa attività anche esteticamente apprezzabile. Questo infatti è lo strumento che io stesso preferisco: abbastanza flessibile da adattarsi alle mie esigenze, nel caso volessi aggiungere o togliere categorie, e abbastanza semplice da non diventare un secondo lavoro. Esistono infine applicazioni dedicate alla gestione delle finanze personali, alcune delle quali collegate direttamente al conto corrente, che categorizzano automaticamente le spese. Devo dire che ho sempre preferito starne ben alla larga. Preferisco non concedere più accessi del necessario a servizi terzi, specialmente su cose delicate come queste. Sono comode, certo, ma considera anche i loro limiti: se automatizzi tutto, rischi di allontanarti dalla consapevolezza. Scrivendo tu stesso ogni voce, per quanto sia più lento, ti forza a ricordare ogni spesa sostenuta e ogni rendita incassata. La revisione periodica Un budget è un documento vivo, che va rivisto periodicamente. Parti sempre da una fotografia statica delle tue finanze, per poi arrivare ad uno strumento con un certo dinamismo. Un controllo mensile ti permette di capire se quanto avevi previsto è realmente accaduto. Ogni differenza è un'informazione preziosa: puoi capire dove le tue previsioni erano sbagliate o dove sono cambiate le circostanze e agire di conseguenza. Un controllo più ampio, magari annuale, ti permette invece di guardare il quadro generale: come sono cambiate nel tempo le tue entrate, le tue priorità, i tuoi obiettivi. La vita si evolve, e il budget deve evolversi con essa. Ciò che andava bene da neo assunto probabilmente non è più adatto a chi, anni dopo, ha una famiglia, una casa di proprietà, responsabilità diverse. Gli errori più comuni Nel costruire un budget, gli errori più frequenti non riguardano quasi mai l'aspetto matematico, che è semplice di per sé, ma l'atteggiamento con cui lo si affronta. Il primo errore è la sovraottimizzazione: creare venti categorie diverse, inseguire ogni centesimo, trasformare uno strumento di libertà in un'ossessione. Un budget troppo dettagliato è un budget che, statisticamente, viene abbandonato prima. Il secondo errore è l'eccesso di rigidità: trattare ogni previsione come una legge immutabile, senza lasciare spazio all'imprevisto. La vita non è mai prevedibile al centesimo, e un budget senza un margine di flessibilità è destinato a essere infranto alla prima spesa imprevista, con la conseguente sensazione di fallimento che spesso porta ad abbandonare tutto. Il terzo errore, già discusso, è dimenticare le spese che incidono annualmente: quelle spese periodiche, una tantum, che danno una mazzata al mese a cui vengono associate. Vanno semplicemente distribuite su base mensile nella previsione, mettendo da parte la relativa quota ogni mese, invece di farsi cogliere di sorpresa quando arrivano. Il quarto errore è considerare il budget come qualcosa che serve solo quando i soldi scarseggiano. È vero il contrario: un budget è ancora più utile quando la disponibilità economica cresce, proprio per evitare quel fenomeno di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente, l'inflazione dello stile di vita, che si insinua silenziosa proprio quando ci si sente più tranquilli. Un esercizio pratico Prendi i dati che hai raccolto seguendo l'esercizio del capitolo precedente, entrate e uscite di uno o più mesi. Dividili nelle tre categorie che abbiamo visto: necessarie, discrezionali, risparmio. Calcola quanto rappresenta ciascuna categoria in percentuale sul tuo reddito netto. Osserva il risultato e chiediti: questa distribuzione rispecchia davvero le mie priorità, o è semplicemente successa, senza una scelta consapevole da parte mia? Se la risposta più onesta è la seconda, hai già fatto il passo più importante: te ne sei accorto. Da qui puoi iniziare a costruire, poco alla volta, un budget che rispecchi davvero ciò che conta per te. Nel prossimo capitolo vedremo cosa fare con quel risparmio che il budget ti aiuta a proteggere e a rendere visibile: come trasformarlo in un'abitudine solida, prima ancora di iniziare a spendere. Perché, come dice il titolo del prossimo capitolo, per fare un albero ci vuole un seme.

  • 2) Guadagnare e spendere

    Quando ho iniziato a lavorare il mio primo pensiero fortunatamente non era il denaro, ma fare esperienza e migliorare le mie competenze. Con gli anni ho cambiato ruolo più volte, e ho sempre dato la priorità a migliorarmi prima tecnicamente e poi umanamente, anziché guardare solo ai guadagni. Il denaro arrivava poco a poco come conseguenza, quasi un dettaglio rispetto alla soddisfazione di sentirsi cresciuto e aver creato del valore con il mio lavoro. Con il tempo ho effettivamente avuto un riconoscimento, un miglioramento della mia situazione economica. Ciò mi ha permesso di incassare più denaro rispetto a quando ero un neo assunto. Di pari passo però mi sono accorto che, specialmente nei primi periodi dopo ogni promozione, tendevo a concedermi anche degli sfizi più o meno costosi. Non parlo di follie, ma avevo quella leggera sensazione di "ora posso permettermelo" che mi faceva alzare la soglia di ciò che in passato avrei considerato normale spendere. Volevo cambiare PC? Beh, ne ho preso uno con caratteristiche tali da durare nel tempo anziché prenderne uno nuovo ma già obsoleto (a dire il vero l'ho preso usato, giusto per bilanciare un po' l'aspetto economico). Volevo migliorare il mio benessere a casa? Beh, ho allestito un giardino con un angolo svago senza che l'aspetto economico la faccia da padrone, prendendo le attrezzature che ritenevo migliori. E così via, potrei fare molti altri esempi. Quello che mi ha mantenuto ancorato con i piedi per terra è stata l'abitudine di riuscire a distinguere cosa è un miglioramento effettivo del mio modo di vivere da ciò che è semplicemente uno spreco. Un'azienda efficiente non è quella che produce di più a ogni costo, ma quella che utilizza al meglio ciò che ha a disposizione. Perché non applicare lo stesso principio ai tuoi soldi? Stai usando al meglio ciò che guadagni o stai di pari passo aumentando anche ciò che spendi? Questa domanda ci porta dritti al tema di questo capitolo. Il fiume del denaro Nel capitolo precedente ti ho parlato del denaro come di qualcosa che possiedi, tieni in mano, un oggetto statico da osservare e capire. Ora voglio cambiare prospettiva: il denaro, nella tua vita reale, non è mai davvero fermo. È un flusso. Immagina un fiume. Da una parte ci sono sorgenti, torrenti, rigagnoli che affluiscono tutti nel fiume e portano l'acqua: quello è il tuo guadagno. Dall'altra parte ci sono campi da irrigare, animali che bevono, persone che la usano per diversi scopi: quelle sono le tue spese. Finché la sorgente continua a portare più acqua di quanta ne venga prelevata, il fiume scorre, si mantiene in salute e magari nel suo corso può formare anche un accumulo intermedio, un laghetto. Se invece il prelievo supera costantemente l'apporto della sorgente, il fiume, prima o poi, si prosciuga. Non è un'immagine così lontana dalla realtà. Il tuo conto corrente si comporta esattamente come questo fiume: riceve acqua dal tuo lavoro, dalle tue rendite, da eventuali regali, e la cede attraverso ogni spesa che sostieni, siano esse per mantenere casa, per la famiglia, per fare viaggi o per il tuo divertimento. Capire questo meccanismo di flusso, e non di semplice possesso statico, è il primo passo per gestire bene il denaro nel corso di una vita intera. Gli affluenti Non tutte le sorgenti che alimentano il fiume sono uguali. In generale, puoi ottenere reddito scambiando il tuo tempo e le tue competenze con del denaro. Una fonte è il lavoro, che sia da dipendente, da libero professionista o ancora un piccolo lavoretto estivo. Ha una caratteristica precisa: se smetti di lavorare, quella sorgente smette di portare acqua. Nessun lavoro, nessun reddito. Un'altra fonte può derivare da una proprietà immobiliare: ti ho già raccontato, nel capitolo precedente, di quando gestivo l'appartamento messo a rendita. Un flusso può venire da dei diritti d'autore: un cantante, scrittore, artista che sia genera prodotti di cui detiene la proprietà intellettuale, e chi ne usufruisce gli deve corrispondere del denaro per pagare i cosiddetti "diritti d'autore". In ultimo, esistono anche le rendite finanziarie: nel tempo puoi incassare cedole, dividendi o avere un corrispondente aumento rispetto al capitale di partenza. Nessuna di queste rendite nasce dal nulla: quasi sempre è richiesto un capitale iniziale, tempo, competenze. Se hai notato però, esiste un ordine in cui ho elencato queste fonti: dalla più esigente in termini di tempo alla meno esigente. Certo, dipende sempre da quanto questi affluenti siano imponenti, e dal tuo approccio: il lavoro dipendente può essere a tempo pieno o part-time, la rendita immobiliare puoi ottenerla verificando lo stato dell'immobile o rispondendo agli inquilini ogni giorno, ogni settimana o una volta l'anno. E come per questi esempi, anche per le altre fonti di reddito è uguale. Per la maggior parte della tua vita, soprattutto nei primi anni, il reddito da lavoro sarà la tua sorgente principale, probabilmente l'unica. Così è stato per tutti. L'obiettivo, con il tempo, è utilizzare parte di quell'acqua per creare una piccola diga, scavare nuovi canali, ottenere nuove sorgenti secondarie, così che il tuo fiume non dipenda più da un unico punto di origine. Ora abbiamo parlato degli affluenti e delle relative tipologie. Ma dall'altro lato cosa abbiamo? Uscite fisse e uscite variabili Sul fronte opposto trovi le uscite. Anche qui vale la pena definire due macro categorie, che approfondiremo meglio quando parleremo di budget nel prossimo capitolo. Alcune uscite, che nel titolo ho chiamato "fisse", sono fondamentali, legate a necessità personali e bisogni primari. Sono relativamente incomprimibili o con spazio di manovra minimo: casa, cibo, utenze, spese mediche, auto... In questo insieme trovi tutto ciò che serve per vivere e per mantenere la tua capacità di continuare a guadagnare. L'altra macro categoria è quella delle spese "variabili". Qui trovi tutte le altre spese, sostenute solamente dopo aver già soddisfatto tutti i bisogni fondamentali. Sono legate a cose senza le quali potresti comunque vivere, alla soddisfazione di desideri, hobby o sfizi. Potremmo definire "qualità della vita" tutta questa tipologia di spese, ovvero ciò che va oltre ad una base minima e irrinunciabile. Qui nasce un primo dibattito. Cos'è necessario e cos'è superfluo? Sono concetti soggettivi, legati al proprio vissuto. Per i nostri antenati era superfluo possedere una connessione ad internet, mentre oggi sicuramente è diventato un bisogno fondamentale. Senza, rimani tagliato fuori da gran parte della società e dei servizi. Un esempio ancora più fine: avendo la necessità di un'auto per raggiungere il lavoro, ne acquisto una di lusso o famigliare? Oppure, fra due auto dello stesso tipo, quale scelgo fra diversi marchi? Quale è una spesa necessaria e quale superflua? Insomma, questi due insiemi sono mutevoli nel tempo, soggettivi, e talvolta uno può intersecarsi con l'altro. L'aggettivo "superflua" non mi piace molto. Entrambe le categorie di spesa sono importanti per la tua vita e il tuo benessere. Il punto è saperle distinguere per il tuo specifico caso, capire quanto pesano sul tuo fiume e se sono in equilibrio con l'acqua che portano i tuoi affluenti. Aumentare l'afflusso o ridurre il deflusso Se vuoi far crescere il livello del tuo fiume, hai a disposizione solo due leve, e puoi usarle anche contemporaneamente. La prima è aumentare l'afflusso: guadagnare di più. Puoi farlo migliorando le tue competenze, cambiando lavoro, chiedendo un aumento, avviando un'attività, costruendo nuove fonti di reddito passivo nel tempo. È una leva potente, ma richiede anni, impegno, formazione, pazienza e perché no, anche un po' di fortuna. La seconda è ridurre il deflusso: spendere meno, o meglio, spendere in modo più consapevole. È una leva che puoi azionare fin da subito, con effetto quasi immediato, ma ha un limite fisiologico: lavorando solo con questa ad un certo punto arriverai ad una soglia tale per cui andare oltre intaccherebbe la qualità della tua vita. Molte persone si concentrano solo su una delle due leve, ma come ti ho già detto nel capitolo precedente, l'obiettivo è sempre mantenere un certo equilibrio: chi guadagna tanto ma non presta attenzione alle uscite rischia di avere grandi disponibilità che vengono subito prosciugate, come un acquazzone nel deserto. Chi invece risparmia con rigore ma ha un reddito estremamente basso e non lavora per aumentarlo rischia di rimanere indietro. Come se avesse a disposizione solo una sorgente alpina di alta quota: il rivoletto c'è, ma non alimenterà mai la crescita di boschi rigogliosi. La combinazione delle due leve, guadagnare con criterio e spendere con consapevolezza, è sicuramente la strada più efficace. L'inflazione dello stile di vita Nel capitolo precedente abbiamo introdotto il concetto di inflazione. Parlando di spese, c'è un altro fenomeno subdolo che porta nel nome lo stesso termine e vale la pena conoscere: l'inflazione dello stile di vita. Succede quando, a ogni aumento di rendite, cresce nella stessa proporzione anche il livello delle tue spese. Cambi auto, vai al ristorante più spesso, compri nuovi servizi in abbonamento, inizi a considerare normali abitudini che prima erano eccezioni. Il fiume si allarga da entrambi i lati contemporaneamente, e il livello dell'acqua che riesci ad accumulare resta identico a prima, o addirittura si riduce. Migliorare la propria qualità di vita, quando ce lo si può permettere, è legittimo. Anche in questo caso però non puoi lasciare che questo meccanismo scatti in automatico, senza una scelta consapevole. E questa scelta deve considerare sia i tuoi bisogni di breve termine, sia i tuoi obiettivi di lungo termine. Ho iniziato a scrivere un blog a tema finanziario anche e soprattutto per aiutarmi a mantenere la concentrazione sul mio obiettivo di lungo termine, che ad oggi è il creare una rendita passiva tale per cui le mie spese siano completamente coperte. Nel corso del tempo però anche io mi sono tolto diversi sfizi, sempre ponendo la giusta attenzione affinché questi non intacchino in maniera irreversibile ciò che volevo raggiungere su tempistiche molto più lunghe. Il consiglio che posso darti è questo: ogni volta che il tuo reddito cresce, se senti di pari passo il bisogno di migliorare il tuo stile di vita, decidi prima quanta parte di quella crescita dedicare al miglioramento e quanta al risparmio o l'investimento. Non lasciare che sia il caso, o le abitudini altrui, a decidere per te. Quando il fiume si prosciuga Cosa succede quando il deflusso supera stabilmente l'afflusso? In un fiume reale, questo significa che il suo destino è segnato: si svuoterà progressivamente, fino a restare a secco. Nella tua vita finanziaria, significa che stai spendendo più di quanto guadagni e quella differenza deve essere colmata in qualche modo. Se questa situazione è temporanea e hai lavorato bene sulla prevenzione, puoi prelevare dai risparmi accumulati, oppure puoi indebitarti. Devo essere sincero: la leva del debito, anche se in linea teorica può essere in rari casi vantaggiosa, a me ha sempre fatto paura. Non la userei mai per spese che potrei evitare né per investire più capitale di quanto posso permettermi. Vedo il debito come un'arma molto affilata, che potrebbe aiutarti nei tuoi scopi, ma potrebbe anche tagliarti accidentalmente se non la maneggi con estrema cura. Detto questo, anche io ho contratto un debito per la ristrutturazione di casa. Per me, quella spesa era ormai entrata nell'insieme delle spese necessarie. Un debito occasionale insomma, per un'esigenza reale, specifica e soprattutto temporanea, non è di per sé un dramma. Diventa un problema quando si trasforma in una condizione stabile, quando le tue necessità devono essere finanziate in maniera continuativa da nuovi capitali. Il debito infatti non è mai a costo zero: nel tempo dovrai restituirlo con gli interessi, ovvero dovrai restituire più soldi di quanto hai preso in prestito, riducendo ulteriormente la tua capacità di risparmio. Tenere d'occhio la relazione fra afflusso e deflusso, con regolarità, è una delle abitudini finanziarie più sane che tu possa costruire, più importante di qualsiasi strategia di investimento sofisticata che potrai mai incontrare. Il margine che rimane Tutto questo capitolo ruota attorno a un solo numero, ciò che rimane quando sottrai le uscite dalle entrate. Quel margine, per quanto possa sembrare piccolo o irrilevante in un singolo mese, è la prima goccia di tutto ciò che vedremo nei prossimi capitoli. È quel margine che, messo da parte con metodo, diventerà prima il tuo "fondo di emergenza" per affrontare situazioni inaspettate e poi la base sulla quale cui potrai costruire il tuo futuro. Da quello stesso margine, investito con pazienza, genererai nuova acqua per il tuo fiume, attraverso l'interesse composto, anche questo concetto di cui parleremo più avanti. Senza un margine positivo, per quanto piccolo, nessuna di queste cose può nemmeno iniziare a esistere. Non è indispensabile che sia enorme fin da subito. Cerca di allenare le tue abitudini affinché tu sia consapevole della sua importanza e lo faccia crescere a poco a poco. Dalla teoria alla pratica Prova, a partire dal prossimo mese, a segnare da qualche parte ogni volta che del denaro entra o esce dal tuo fiume personale. Non serve uno strumento complicato. Basta un foglio di carta o, se preferisci, uno strumento più digitale e meno analogico va ugualmente bene. Alla fine del mese fai una somma semplice. Quanto è entrato? Quanto è uscito? L'obiettivo non è giudicare cosa hai fatto, ma avere una fotografia che mostri cosa è successo nell'arco di tempo monitorato. Proseguendo con questa abitudine e raccogliendo più dati potresti iniziare a vedere con chiarezza qualcosa che forse avevi solo intuito, o flussi di denaro che non pensavi incidessero così tanto. Nel prossimo capitolo ripartiremo proprio da questo esercizio e lo trasformeremo in uno strumento vero e proprio, capace di aiutarti a orientarti con consapevolezza: il budget. Un fiume in salute è quello dove l'acqua scorre con regolarità, senza mai prosciugarsi o accumularsi inutilmente. Non necessariamente quello in cui la portata è più grande.

  • 1) Il valore del denaro

    Da piccolo, i miei parenti erano soliti regalarmi piccole somme di denaro, soprattutto nelle ricorrenze più importanti, religiose o legate ai risultati delle pagelle scolastiche. In ogni caso ho sempre messo da parte tutti i soldi dei regali senza pensare a spenderli. Ricordo ancora il mio bel salvadanaio: un maialino con la tuta da lavoro e gli attrezzi in mano... Avevo anche un "libretto al portatore", fatto probabilmente dai miei nonni alla mia nascita, strumento che al giorno d'oggi non esiste nemmeno più. Più avanti nel tempo ho trasferito tutti i miei risparmi sul mio primo conto corrente. Non risparmiavo per disciplina, o almeno non lo facevo con consapevolezza: semplicemente all'inizio non capivo cosa stavo maneggiando, e in un secondo momento spendere non mi interessava proprio. Non ero un bambino esigente, tranne una grande passione: la lettura. Pensa che, da piccolo, mi raccontano che passassi il tempo a leggere le etichette sui giochi, quasi per prendere dimestichezza con le lettere. Una volta l'anno, durante le vacanze estive al mare, si passava sempre in libreria per prendere il fumetto o il libro più grosso che c'era. Passavo ore a scegliere il libro giusto. Se ci penso adesso, poveri i miei genitori... Ma che belli i racconti di Paperino, Topolino e compagni che parafrasavano le opere letterarie famose! Leggevo ovunque: in camera, in bagno, in spiaggia e persino mentre camminavo per strada. Ecco, una delle spese di cui ho memoria è stata durante l'adolescenza, ogni volta che usciva un libro nuovo della saga di Harry Potter. Siamo cresciuti veramente insieme. L'altra mia grande passione erano i videogiochi. Anche in quel caso, credo di aver acquistato 3-4 giochi massimo, pochi ma buoni. Li ho decisamente goduti e usurati. La maggior parte delle volte, per tenere da parte il mio tesoretto accumulato, sfruttavo l'occasione del compleanno per chiedere come regalo ciò che sapevo avrei realmente apprezzato, dopo averci pensato con calma per mesi. Se poi quello che desideravo costava troppo per una sola persona (evento raro, credo che il regalo più grande che ho chiesto sia stato il mitico "game boy"...), la soluzione era far partecipare tutti insieme, nonni compresi, e il problema spariva. Ripensandoci oggi, era già una piccola lezione di finanza personale, anche se nessuno l'avrebbe chiamata così: un regalo troppo costoso se diviso tra più persone diventava più accettabile per tutti. Effettivamente ho sempre preferito pochi regali di qualità piuttosto che riempirmi di cose che sarebbero durate giusto il tempo di aprire una confezione. Ecco i primi segnali dell'abilità di selezionare ciò che era veramente importante e posticipare la gratificazione. Non so dirti da dove venisse questa pazienza. So che mi ha accompagnato per tutta la vita, e che oggi la riconosco come uno degli strumenti più utili che possiedo, molto più di qualsiasi nozione tecnica che troverai in questo testo. Facendo un salto avanti nel tempo, dopo i primi lavoretti estivi e il diploma, si aprivano per me le porte dell'università. Anche quel periodo mi ha formato molto dal punto di vista finanziario. Per farmi studiare, la mia famiglia aveva messo da parte un gruzzoletto. Dopo svariate discussioni, i miei genitori hanno pensato di acquistare un immobile (a debito ovviamente), da utilizzare come mio alloggio durante i miei studi. L'idea era questa: io avrei vissuto con i proventi dell'immobile, diventando così quasi completamente autonomo dal punto di vista finanziario, mentre i miei genitori avrebbero pagato il mutuo. Avrei dovuto gestire l'affitto, gli inquilini, i contratti... ma per la prima volta avevo soldi che entravano con regolarità per lunghi periodi di tempo. Guardandola oggi, quella situazione era un piccolo laboratorio protetto: avevo un flusso di denaro costante in ingresso ma avrei dovuto tenere ben monitorate le uscite per mantenere il patto con i miei genitori. I miei amici non potevano confrontarsi con la mia situazione, che oggi riconosco come privilegiata e particolare: avevo alle spalle una famiglia che poteva permettersi quell'operazione e che se ne assumeva il rischio principale, dandomi fiducia. Per quello che vedevo intorno a me, questa palestra di vita mi aveva reso molto più accorto nelle mie spese (con qualche piccolo peccato di gioventù, lo ammetto, ma tutto calcolato). Te lo racconto semplicemente per lasciarti uno dei miei ricordi, che magari possa accendere in te la curiosità, conscio però che tu avrai il tuo personale percorso, diverso da chiunque altro. Ma torniamo al punto di partenza, quello più semplice: cosa significa davvero avere del denaro in mano? Cosa tieni davvero in mano Prendi in mano una banconota. Cosa stai stringendo veramente? Un pezzo di carta, non vale nulla di per sé. Non credi? Il denaro è uno strumento che ci permette di accedere a beni, servizi e opportunità, trasferendo potere d'acquisto nel tempo e tra le persone. Attenzione, non è sinonimo di ricchezza. Ha valore perché tutti accettiamo che lo abbia, e perché quell'accordo è protetto e governato da regole, istituzioni, fiducia. È una convenzione, per quanto solidissima. Se domani tutti smettessero contemporaneamente di fidarsi della moneta che usi, perderebbe valore nel giro di poche ore, pur restando identica nella forma. Sarebbe solo un piccolo, semplice pezzo di carta. Eppure non sarebbe cambiato nulla nella banconota in sé: sarebbe lo stesso pezzo di carta di prima, ma sarebbe cambiata la fiducia collettiva che le dà valore. È un pensiero un po' astratto, lo capisco, ma utile per non dare mai per scontato ciò che tieni in mano. Non voglio confonderti o farti dubitare del valore del denaro che usi ogni giorno: i sistemi che lo sostengono, per quanto imperfetti, sono tra le costruzioni più solide che l'uomo abbia creato. È importante però capire che il denaro è una convenzione, non una legge della fisica immutabile. Devi imparare a guardarlo con il giusto distacco. Non è qualcosa né da temere né da idolatrare: è uno strumento, e come tutti gli strumenti va conosciuto e va usato bene. Le tre funzioni del denaro A cosa serve il denaro? Possiamo attribuirgli tre funzioni principali. 1) È un mezzo di scambio, frutto dell'evoluzione dell'economia: serve a comprare e vendere merci, senza dover barattare fisicamente un bene con un altro. Facilita gli scambi attraverso un mezzo comune, a cui viene attribuito un valore condiviso. È la funzione più visibile, quella che usi ogni giorno, ogni volta che paghi qualcosa. In un remoto passato chi coltivava del grano e cercava delle uova doveva trovare qualcun altro disposto, appunto, a scambiare uova per del grano. Se non lo trovava, doveva fare più scambi sino ad arrivare ad ottenere le uova. Il denaro elimina tutta questa serie di complicazioni. 2) È un'unità di misura (anche il termine giusto sarebbe "unità di conto"): un unico metro comune con cui possiamo esprimere e confrontare il prezzo di beni e servizi diversi. Una pizza, un'auto, uno specchio sono oggetti completamente diversi. Senza questa funzione, confrontare economicamente questi beni sarebbe molto più complicato. Il denaro ti permette di dire, con un solo numero, quanto "pesa" economicamente qualcosa rispetto a qualsiasi altra cosa. 3) È una riserva di valore: permette di trasferire potere d'acquisto nel tempo, mettendo da parte oggi qualcosa che potrai utilizzare domani. Un po' come la fiaba della cicala e della formica. La formichina, risparmiando il cibo, riusciva ad averne disponibile anche durante l'inverno, quando fuori non se ne sarebbe più trovato. È una funzione strettamente legata al risparmio, e l'inflazione, di cui parleremo più avanti, la mette costantemente alla prova. Puoi tenere da parte i tuoi risparmi in un salvadanaio, in un conto corrente o in un investimento: sono tutti modi per trasferire potere d'acquisto nel tempo, ma con caratteristiche e risultati molto diversi tra loro. Sapere a cosa serve il denaro non basta ancora per capire quanto vale. Per farlo, dobbiamo distinguere due concetti che utilizziamo continuamente senza rendercene conto: prezzo e valore. Prezzo e valore Immagina di trovarti in Egitto in vacanza. Entri in un negozio ai confini del deserto e vedi una bottiglietta d'acqua. Quanto costa? Ipotizziamo, 1 euro. Ora immagina che in quel negozio entri improvvisamente una persona che da giorni si era persa nel deserto senza provviste. La stessa bottiglietta d'acqua costa sempre un euro, ma quanto vale secondo te, in quel momento, per lui? Il prezzo è la quantità di denaro richiesta per acquistare qualcosa in una determinata situazione. Può cambiare nel tempo, da un luogo all'altro o in funzione delle condizioni dello scambio ma è qualcosa di oggettivo. Il valore è diverso. È quanto quella cosa conta per te, quanto ti serve, quanto migliora la tua vita o soddisfa una tua esigenza. Ed è soggettivo: cambia da persona a persona e da momento a momento. Un ombrello ha lo stesso prezzo sia che tu lo compri sotto il sole sia che lo compri durante un temporale, ma il suo valore per te, in quei due momenti, è completamente diverso. Confondere queste due cose è uno degli errori più comuni che si possano fare con il denaro. Si compra qualcosa perché costa poco, non perché serve davvero. Si rifiuta un'occasione perché costa tanto, senza chiedersi cosa renderà nel tempo. Imparare a distinguere prezzo e valore è una delle abilità che tornerà più spesso in questo corso, specialmente quando parleremo di investimenti. Nell'esempio di prima, per spiegarti nella maniera più semplice possibile la differenza fra prezzo e valore, ho semplificato un po' le cose. L'economia in realtà non funziona proprio come ho descritto. Il prezzo è sempre influenzato dalla legge della domanda e dell'offerta, ma è un argomento che penso tratteremo in un secondo momento. Per non lasciarti in sospeso troppo a lungo, te la spiego con un ultimo piccolo esempio, sempre relativo agli ombrelli visto che ormai ci siamo affezionati. Se in un paese esistesse solamente un'azienda produttrice di ombrelli e ne producesse tanti, ma non piovesse mai, dovrebbe abbassarne il prezzo per riuscire a venderli: l'offerta sarebbe alta e la domanda bassa. Se invece producesse pochi ombrelli e nel paese piovesse continuamente, potrebbe alzare i prezzi, perché avrebbe pochi prodotti disponibili e tutti vorrebbero ripararsi dalla pioggia. Questo ci riporta allo stesso concetto espresso più volte: il valore che una cosa ha per te non coincide necessariamente con il prezzo a cui viene scambiata sul mercato. E possiamo fare un passo ulteriore: se il valore di qualcosa dipende anche da ciò che rappresenta per noi, allora anche il denaro stesso può essere guardato da una prospettiva diversa. Denaro come tempo di vita C'è un modo ancora più diretto per capire il valore del denaro: pensalo come tempo di vita convertito. Quando vieni pagato per il tuo lavoro, la somma che incassi rappresenta anche il tempo che hai utilizzato per guadagnarla. Se il denaro ti viene regalato invece, rappresenta il tempo o le risorse che qualcun altro ha messo a tua disposizione. Se vuoi approfondire questa idea, ne parlano Vicki Robin e Joe Dominguez nel libro "O la borsa o la vita", o se preferisci il titolo originale "Your money or your life". Puoi provare a guardare il costo di ogni bene o servizio che acquisti anche come una quantità di ore del tuo tempo necessarie per permettertelo. Sii sempre consapevole che un oggetto che richiede una giornata di lavoro per essere pagato ha richiesto otto ore della tua vita. Guardata così, la pazienza che avevo da bambino aveva un fondamento più profondo di quanto pensassi allora. Aspettare il compleanno non era solo prudenza: era, in un certo senso, chiedermi se quel regalo valesse davvero le ore di lavoro dei miei genitori e nonni spese per procurarlo. Non lo formulavo in questi termini, ma il meccanismo era lo stesso. Questo modo di pensare non deve però renderti ansioso ogni volta che spendi. Deve solo ricordarti che il denaro non nasce dal nulla, e che ogni spesa ha un prezzo anche in tempo di vita, non solo in numeri su un conto. Il costo opportunità Ogni volta che scegli di spendere, risparmiare o investire una somma in un certo modo, stai rinunciando automaticamente a tutte le alternative. Non significa che tu abbia trovato la scelta migliore in assoluto: semplicemente hai scelto una strada invece di un'altra. Sappi che quella rinuncia ha un valore, anche se non lo trovi scritto da nessuna parte. Il vero costo di una scelta non è solo il prezzo che paghi, ma anche il valore della migliore alternativa a cui rinunci. Ed ecco presentato il concetto di costo opportunità. Facciamo un esempio semplice. Se spendi 100€ in un videogioco, il costo reale è sia il suo prezzo, sia ciò che avresti potuto fare se li avessi risparmiati, investiti, o spesi in qualcos'altro che magari, con il senno di poi, avresti apprezzato di più. Il problema è che questo concetto può diventare facilmente infido: estremizzandolo potrebbe deviarti da un equilibrio che devi invece sforzarti in tutti i modi di fare tuo. Potresti pensare che ogni volta che devi utilizzare il denaro questa logica ti faccia entrare in un circolo vizioso di dubbi e perplessità tali da immobilizzarti. Non sarebbe sempre meglio risparmiare? Attenzione! Non è così e non dovrà mai diventarlo. Ciò che deve insegnarti il costo opportunità è semplicemente di fermarti a pensare un momento prima di agire. Ogni situazione che vivrai puoi vederla sempre da più punti di vista. Assicurati di averli considerati, se non tutti, almeno più di uno. Questo ti aiuterà a prendere decisioni più consapevoli e a usare meglio le tue risorse. Questo concetto sarà utilissimo più avanti quando vedremo che, anche se decidi di non fare nulla con il tuo denaro, stai comunque scegliendo e quella scelta ha un costo. Nella finanza personale stare fermi può essere un grosso vantaggio, ma dipende da dove sei fermo e da cosa stai rinunciando a fare. Ricordi il racconto dell'appartamento messo a rendita fatto poche righe sopra? In quel caso il capitale era stato "immobilizzato", assorbito dall'acquisto di quell'oggetto. Eppure riuscivo comunque a ricavarne una rendita. Se lo stesso capitale fosse rimasto bloccato sotto il materasso, l'unica cosa che avrei potuto fare sarebbe stata spenderlo a poco a poco, e alla fine mi sarei ritrovato con nulla in mano. Ti lascio con un'ultima riflessione, che diventa evidente solo con il tempo e l'approfondiremo in seguito. Una somma spesa oggi non va considerata solo per il suo valore attuale. Nel calcolare il costo opportunità devi considerare anche ciò che quella stessa somma avrebbe potuto generare se fosse stata risparmiata o investita e lasciata crescere per anni. Di nuovo voglio insistere affinché ti sia chiaro: non dico queste cose per convincerti a non spendere mai, sarebbe estremamente diseducativo. Ogni scelta però, anche la più piccola, ha sempre un peso che va oltre al momento in cui la fai. Il denaro perde valore da fermo I prezzi delle cose, in media, salgono nel tempo. Questo fenomeno si chiama inflazione. Esistono dei motivi perfettamente sensati che ne spiegano l'esistenza, ma preferisco non discuterli ora. Ciò che è importante considerare, per il momento, è il risultato. Con la somma che possiedi, tra dieci anni potrai comprare meno cose di quanto potresti fare oggi. Non perché i tuoi soldi siano diminuiti di numero, ma perché il loro potere d'acquisto si sarà ridotto. Facciamo un esempio. Se l'inflazione media fosse del 2% all'anno, un valore in apparenza modesto, dopo dieci anni 100€ rimasti fermi avrebbero un potere d'acquisto equivalente a circa 82€ di oggi. Sul conto tu vedrai sempre scritto 100€, ma dieci anni dopo appunto potrai comprare meno cose. Un gelato in coppetta mentre sto scrivendo costa circa 2-3 euro a seconda di dove lo compri. Quando leggerai questo testo prenditi un momento. Esci, vai in un bar o una gelateria. Quanto paghi ora lo stesso gelato? L'inflazione è un processo lento, invisibile se lo osservi giorno per giorno ma inarrestabile su un orizzonte lungo. Chiudere i soldi in un cassetto sembra prudente. In realtà è una scelta, il cui costo è proprio associato all'inflazione. È un concetto che sfugge, perché la quantità di denaro rimane sempre la stessa, e questo trasmette una falsa sensazione di stabilità. Sappi che su lunghi periodi di tempo l'inflazione è uno dei rischi finanziari più sottovalutati, anche da persone adulte con anni di esperienza alle spalle. Su questo torneremo con calma nei capitoli dedicati a risparmio e investimento. Il valore cambia con te Il valore del denaro non è mai uguale per tutti, e nemmeno per te stesso se osservato in momenti diversi della vita. Cento euro, con lo stesso potere d'acquisto, possono avere un peso molto diverso a seconda di quanto denaro hai già, di cosa ti serve e del momento che stai vivendo. Nel racconto della mia infanzia ti ho mostrato che per un bambino possono rappresentare mesi di attesa e desiderio. Per un adulto con un buono stipendio, la stessa cifra può passare quasi inosservata. La stessa persona può attribuire un peso diverso alla stessa cifra a seconda del contesto in cui si trova. Cento euro spesi per un regalo a qualcuno a cui tieni possono sembrare pochi, mentre la stessa cifra pagata per una disattenzione può pesare molto di più. Il tuo rapporto con il denaro va costruito su misura, con consapevolezza di dove ti trovi e di cosa conta davvero per te in quel momento, sempre con un occhio di riguardo al futuro. Non esiste una regola uguale per tutti su quanto risparmiare o quanto spendere: esiste, questo sì, la capacità di riconoscere la differenza tra ciò che costa e ciò che vale, e di scegliere di conseguenza. Un piccolo esercizio, per iniziare Prima di chiudere questo capitolo, ti lascio un esercizio semplice che riassume ciò che abbiamo detto qui. L'ho fatto anch'io più volte nel corso degli anni, magari in maniera inconsapevole, ottenendo ogni volta risposte diverse. La prossima volta che stai per comprare qualcosa di non strettamente necessario, fermati un momento e chiediti: quante ore del mio tempo mi sono servite per potermelo permettere? A cosa sto rinunciando utilizzando questi soldi in questo modo? Se aspettassi, lo desidererei ancora con la stessa intensità? Se le risposte che ti darai saranno soddisfacenti per te, via libera! Questo esercizio ha lo scopo di aiutarti a scegliere in maniera più consapevole. Continuando a esercitarti, un bel giorno smetterà di essere una forzatura e diventerà un approccio naturale. Non serve farlo sempre, inizia dalle spese più importanti. La propria filosofia sul denaro si costruisce lentamente, capitolo dopo capitolo, decisione dopo decisione. Il denaro non è importante perché ci permette di possedere più cose, ma perché determina una parte delle possibilità che abbiamo davanti. Prima di capire come risparmiarlo, investirlo o utilizzarlo, bisogna imparare a riconoscere cosa stiamo realmente facendo quando lo spendiamo. Il modo in cui lo userai sarà sicuramente diverso dal mio. L'importante è che, quando arriverà il momento di scegliere, tu sappia almeno distinguere il suo costo da ciò che vale per te.

  • Addio affitto, prepariamoci ai dividendi

    Sto per chiudere una fonte di reddito che mi ha accompagnato per anni. Fra poco venderò la mia seconda casa, in cui ci ho vissuto in passato per 5 bellissimi anni della mia vita. Ho accennato al tema nell'articolo di giugno calcolando le stime di incassi e spese di fine anno. Ora che la vendita si avvicina (o almeno ne ho definito i paletti) è il momento di fare i conti con i numeri reali: qual è il bilancio di questa operazione? E cosa mi aspetta nel futuro qualora spostassi il capitale dal settore immobiliare ai mercati finanziari? Per anni ho tenuto traccia di tutto ciò che è legato all'immobile messo a rendita: incassi lordi, spese, tasse.. Visto che sto per chiudere questo capitolo (quantomeno da qui all'anno prossimo) ho raggruppato i dati disponibili (con uno storico di circa 10 anni) per farne un bilancio. Tralasciando incassi e spese, sappiate che "tutto compreso", considerando sia manutenzioni ordinarie che straordinarie, sia bollette che tasse, il netto incassato è stato di circa 2 k€ l'anno. Facendo una stima approssimativa, comprensiva sia della rendita netta incassata nel tempo che della rivalutazione, arriverò a un rendimento netto annuo composto del 3,5%. Sono stato un pessimo gestore: in giro leggo che questo rendimento si ottiene in media dal solo affitto, e non stento a crederlo. Ho sempre affittato a canoni che rientravano nelle tabelle "concordate", ignorando completamente il mercato frizzante che avevo di fronte e le relative opportunità. Non credo avrò mai un futuro in questo tipo di mercato. Spero almeno di aver dato a mio modo un piccolo aiuto alle belle persone che ho conosciuto in questi anni. Ma la vera domanda è: sapendo che dividerò il ricavato della rendita con i miei familiari, riuscirò mai a coprire i mancati incassi? Partiamo per gradi. Vediamo prima le differenze fra i due flussi di cassa: non possiamo fingere che siano intercambiabili, ognuno ha le proprie peculiarità, i propri pregi e i propri difetti. L'affitto è stabile ma concentrato. Arriva un bonifico al mese, sempre della stessa entità (che si può rivalutare ad ogni rinnovo del contratto), tutto da un'unica controparte. Se quella smette di pagare o se l'immobile resta sfitto, il flusso si azzera del tutto. Per non parlare della quota capitale: un controvalore enorme, tutto concentrato su un unico asset soggetto a deperimento fisico, esposto al rischio specifico di un'unica zona, di un'unica città, di uno stato. Se succede qualcosa a quella zona, città o stato sono dolori. Senza menzionare il fatto che il capitale è completamente bloccato in un mercato illiquido che richiede mesi per concludere una operazione. Il dividendo è diversificato, ma variabile. Arriva da decine, centinaia, migliaia di emittenti diversi con importi che però oscillano di trimestre in trimestre. Non si azzererà mai del tutto, ma l'importo incassato non è in alcun modo garantito. Certo, sul lungo termine possiamo ipotizzare che il mercato azionario abbia una sorta di hedge contro l'inflazione, ma sappiamo anche che il lungo termine potrebbe essere più lungo di noi stessi, e non è raro trovarsi in situazioni particolarmente spiacevoli con questa asset class. Una occasione potrebbe trovarsi nel mercato obbligazionario: in questo caso la variabilità si riduce, ma di pari passo devono ridursi le nostre pretese sui rendimenti di lungo termine. Guardiamo il lato positivo della questione Spenderò sicuramente meno gettoni mentali per gestire il capitale. L'affitto richiede tempo: manutenzione, riunioni condominiali, telefonate dell'inquilino per una lampadina rotta.. Il dividendo o cedola richiede zero tempo operativo, ma se devo essere sincero toglie anche una cosa a cui, ammetto, mi sono accorto di essere affezionato: il controllo su un asset che potevo vedere, toccare, sistemare con le mie mani con annesso il relativo orgoglio. Una sorta di status symbol fra le persone che ho intorno. Facciamo un minuto di silenzio anche per il lato più nostalgico di questa vicenda: non potrò più visitare il luogo in cui ho creato molti bei ricordi. Ma andiamo avanti. Calcoliamo di quanto capitale ho bisogno per incassare 2 k€ netti a cui mi ero ormai abituato. Ipotizziamo un dividend yield del 3% lordo (che rientra a fatica nei rendimenti che sto vedendo in giro evitando ETF esotici): in questa maniera avrei pure spazio per la rivalutazione del capitale. In questo caso avrei bisogno di 90 k€. Confido totalmente nelle capacità degli agenti immobiliari che ho incaricato, ma "credo che ci siano aspettative francamente esagerate. Credo che sia inutile e illusorio aspettarsi miracoli: non avremo miracoli" disse un saggio qualche anno fa :) Lo scenario più verosimile è che andrò a perdere una parte di incassi, e con il capitale ricavato entrerò nel mercato obbligazionario. Sicuramente mi esporrò a qualche governativo white list, con ETF o con obbligazioni singole, magari a scaletta.. Da valutare inoltre se acquistare strumenti plain vanilla o inflation linked. Sicuramente andrò a ridurre il rischio complessivo del mio portafoglio, visto che il controvalore si inizierà a fare interessante. Ultimo aspetto: non avendo più un immobile a cui pensare si ridurranno pure le mie spese e la loro incertezza. Potrò quindi liberare (e investire) parte dell'abbondante liquidità che tengo sul conto, ottimizzando anche questo aspetto del mio net worth. Voi avete mai fatto il conto vero, al netto di tutte le spese, di quanto rende realmente un immobile che affittate? Fatemelo sapere con un commento, Un abbraccio, LRI

  • ETF Wars: Accumulo vs Distribuzione: VWCE vs VWRL

    Accumulo e distribuzione: quale è migliore? L'eterno dilemma a cui mai si avrà una risposta condivisa da tutti. Dal punto di vista matematico senza dubbio vince l'accumulo: le tasse vengono posticipate e l'interesse composto lavora anche su ciò che, se fosse distribuito sottoforma di dividendo, sarebbe dovuto andare allo stato. Il capitale prosegue la sua corsa indisturbata sin che morte (o vendita) non ci separi. D'altra parte i sostenitori dei dividendi, almeno quelli intellettualmente onesti, sanno perfettamente che la matematica non è con loro ma buttano la tesi sugli aspetti psicologici di avere una rendita periodica. Se l'investitore ottiene un flusso di cassa più o meno costante, questo lo aiuta a mantenere la barra a dritta anche in periodi duri. In tal caso il gap matematico verrebbe recuperato evitando colpi di testa come vendere in preda al panico. Dal mio punto di vista c'è anche un altro aspetto, per il quale potrei aver bisogno di uno psicologo: ammetto che io non sono in grado di vendere posizioni. Ogni volta è una sofferenza. L'acquisto è estremamente semplice: non guardo eccessivamente il prezzo, semplicemente mando l'ordine di acquisto e vissero per sempre felici e contenti. Con la vendita invece no. Mi è già capitato ovviamente di vendere, ma ogni volta è una sofferenza di calcoli e seghe mentali perché si pagano tasse, perché la posizione è in guadagno, oppure perché poi creo minus da dover consumare.. I dividendi io li vedo anche come una vendita automatica di una piccola parte del mio capitale. Non devo pensare a nulla: ci pensa l'emittente a darmi ciò che mi spetta. Poi, in un futuro utilizzerò questi flussi di cassa per vivere oppure se non ne ho necessità reinvestirò. Altro motivo per cui prediligo i dividendi, è una sorta di masochismo del follow up: ogni mese è un piacere per me conteggiare gli incassi, vedere che crescono nel tempo e misurare effettivamente quanto possono coprire le mie spese. Alla fine gli investimenti sono un mix fra matematica e psicologia, e come insegnano sempre nelle facoltà di ingegneria, la risposta ad ogni domanda che si rispetti è: DIPENDE. Meglio accumulo o distribuzione? DIPENDE. In questo breve post prendiamo in considerazione l'aspetto matematico, meno soggettivo della questione, raccontando la storia di due amici che hanno a disposizione 100 k€ ciascuno ad una certa data. Il primo investe tutto su VWCE mentre il secondo li investe su VWRL e, appena ottiene i dividendi, li reinveste sullo stesso strumento. Alcuni disclaimer: 1) I dati sulle quotazioni e sulle distribuzioni di questi ETF sono disponibili sul sito di Vanguard. La prima data disponibile per VWCE è il 23 Luglio 2019, quindi l'analisi inizia da lì. 2) Non stiamo facendo una analisi dei rendimenti. Se fosse questo lo scopo, non potrei partire da una data e confrontare il controvalore finale. Sarebbe solo uno dei possibili casi. Andrebbe fatto un grafico dei rendimenti utilizzando finestre temporali rolling, simulazioni montecarlo con diverse decine di migliaia di scenari per avere una statistica decente. Sarebbe comunque inutile fare statistica se abbiamo solo i dati degli ultimi 7 anni che comprendono un solo scenario macroeconomico e solo un "flash crash". Per analisi di questo tipo rimando al canale del mitico prof. Coletti e alle sue simulazioni in phyton. 3) In questo articolo vado a misurare solo l'impatto di un approccio a distribuzione rispetto a uno in accumulo "a posteriori", nel caso che effettivamente si è verificato utilzzando i dati storici. 4) Per semplicità, ipotizziamo che i broker che utilizzano i protagonisti di questa storia non carichino nessuna commissione di acquisto o vendita, permettano la gestione di quote frazionate e non carichino commissioni di cambio USD/EUR o per incasso dividendi. Senza ulteriori indugi partiamo dal caso del primo amico, il più smart. Lui investe tutto su VWCE il 23 Luglio 2019 e lascia correre. Easy peasy. Al 7 Agosto 2026 si ritroverà con un controvalore di portafoglio di 235 k€. Fingiamo che venda tutto quanto. Pagherà quindi il 26% della differenza fra i 235 k€ e 100 k€. Al netto della tassazione, si troverà in tasca 200 k€. Grazie amico #1 per la tua semplicità di approccio, che si traduce anche in meno calcoli per me. Passiamo ora all'amico numero 2, a cui piace veder soffrire chi fa i calcoli. Per ottenere una risposta su quanto gli resta in tasca alla fine ha bisogno di una tabellina più strutturata, di cui lascio un esempio: Il 23 Luglio 2019 ha a disposizione anche lui 100k€, e riesce ad acquistare 1279,92 quote (l'ETF aveva una quotazione di 78,13 €). Un bel giorno però apre il conto e trova un bonifico di ben 394 dollari (già al netto della tassazione al 26% perché lui è pigro come me e investe con broker in regime amministrato), con i quali riesce ad acquistare ulteriori 4,59 quote a 85,90 dollari ciascuna. Queste vanno a sommarsi al suo portafoglio che sarà composto ora da 1284,5 quote. Da notare che nel bilancio di questa operazione il povero amico #2 ha pagato ben 126€ di tasse (già convertiti con il tasso di cambio USDEUR), lasciando per strada 1,60 quote. Dopo essersene fatto una ragione, prosegue con questo approccio. Come sarà messo lui dopo tutti questi anni di investimento? Beh, al 7 Agosto 2026 avrà un controvalore di portafoglio di 228 k€, ottenuto moltiplicando il numero totale di quote in suo possesso (1397,8) per il valore in € di ogni quota (163,15 €). Confrontando il lordo notiamo una differenza di ben 7 k€ rispetto all'approccio ad accumulo. Passiamo però a calcolare il netto. Per stimare la quantità di tasse che dovrà pagare liquidando il tutto, calcoliamo il PMC come la somma di tutto quanto ha investito diviso il numero di quote possedute. Per comodità, visto che i dividendi nella tabellina sono in dollari, convertiamo tutto in quella valuta. Al 23 Luglio 2019, 100 k€ corrispondevano a 111745 $. Nel corso degli anni inoltre il nostro amico ha incassato 13841 $ netti in dividendi. Sommando il tutto otteniamo 125586 $ che divisi per 1397,80 quote fanno 89,845 $ di PMC. Mantenendo i valori in dollari, il controvalore del portafoglio al 7 Agosto 2026 è pari a 262958 $. Con un abile calcolo matematico, vediamo che al netto del 26% di tasse l'amico #2 otterrà 227242 $ , ovvero circa 197 k€ con un tasso di cambio di 1,154 USD per ogni EUR. La differenza rimane certamente rispetto all'approccio ad accumulo ma si assottiglia. Il secondo amico perde "solo" 3 k€ netti, e non 7k€. Perché tutto ciò? Semplicemente perché il valore della singola quota è andato a ridursi ad ogni stacco del dividendo, e il secondo amico ha già pagato in anticipo una parte delle tasse che deve allo stato. Insomma, l'efficienza matematica dell'approccio ad accumulo rispetto alla distribuzione è assolutamente innegabile e saremmo in malafede affermando il contrario. Tuttavia lasciatemi dire che, per quanto si è visto da questa piccola analisi, il suo effetto inizia ad essere apprezzabile per patrimoni ingenti, forse per dividend yield più alti (non il caso di VWRL) e per periodi di tempo decisamente più lunghi di 7 anni. Vi aspettavate questi risultati? Fatemelo sapere con un bel commento, A presto LRI

  • Aggiornamento Luglio 2026

    Una settimana di riposo assoluto in compagnia della famiglia mi ha traghettato sino alla fine di questo mese. Bello carico per il consueto aggiornamento mensile! Mese abbastanza capital-intensive.. ho depositato 6k di liquidità, e acquistato quote di VHYL e IWDP, il primo è un azionario all-world high dividend low volatility, mentre il secondo è un ETF sui REIT "mondo", esposto ai mercati sviluppati. Globalmente ora sono esposto al 28.6% agli USA, e al 20% all'Europa. Riguardo a quest'ultima, non sono tranquillo a riguardo: devo migliorarne la diversificazione. La metà di questa esposizione deriva da 2 azioni singole quindi sì, sono esposto all'Europa ma in maniera non ottimale. Prenderò adeguate precauzioni nel corso dell'anno. A tal proposito, non ho ancora venduto le mie Xinc stocks, che hanno avuto una fiammata di orgoglio in questo mese. Darò comunque una potatina precauzionale. L'incasso totale di dividendi è stato di 623€ netti, in discreto aumento rispetto ai 446€ incassati l'anno scorso. Year-to-Date, nei primi 7 mesi ho incassato 1862 € rispetto ai 1637 € del 2025, un aumento del 13.7% ad oggi. La stima di fine anno dei dividendi che incasserò rimane sui 3100€, più qualche briciola dai nuovi acquisti del mese. Il valore del portafoglio (Directa + X inc Stocks ) al 31/07/2026 (ultimo giorno di mercati aperti nel mese) è di 182994€. Performance del mese sostanzialmente piatta: +0.2%, comunque meglio di VWCE, negativo di circa un punto percentuale e mezzo. Gain totale del portafoglio: +47.8%, meno del mese scorso sostanzialmente perchè ho aumentato la somma investita. Il grafico dell'andamento del mio portafoglio rispetto ai benchmark è sempre disponibile nella pagina "Portfolio & NW" . Per quanto riguarda il patrimonio totale, sto flirtando con i 400 k€, più precisamente sono a 397.9k€, anno su anno +18.4% ), e +1.7% M/M. Lato spese, il mese si chiude a 5878€. Lato income, nel mese ho incassato un totale di 8720€. Il saving rate del mese rolling 12 mesi è 50.7%. Il dato puntuale mensile è 32.6%. Con questi numeri, una persona normale prenderebbe un grosso abbaglio credendo che io abbia chissà quale cash flow e viva da nababbo.. mi dispiace deludervi: sostanzialmente in questo mese rientra il pagamento della rata annuale del mutuo (quasi estinto) e mi ritornano i recuperi fiscali dovuti a interventi di ristrutturazione. Con queste due voci si spiega il grosso di questi numeroni. Nessun ulteriore commento sulle spese: oltre a quanto già detto è sostanzialmente un normalissimo mese fatto di bollette, carburante, figli.. Devo dire che la compagna, pur essendo restia al mondo degli investimenti è ben conscia di avere troppa liquidità sul conto, e mi aiuta a modo suo contribuendo molto alle spese famigliari, liberando liquidità lato mio per poter proseguire in maniera efficace il progetto di investimento. Alla fine, pur avendo due piatti separati mangiamo tutti allo stesso tavolo se vogliamo spiegarla con una metafora. "Eh ma... se poi ci sono problemi di coppia...blah blah..." Ci sopportiamo da più di 20 anni, mai avuto (fortunatamente) alcun problema serio.. Accettiamolo un pò di rischio controllato in questa vita su! Qualora ci fossero problemi, i soldi sarebbero l'ultimo dei miei pensieri, e dei suoi conoscendola.. Per la voce income, altro mese normalissimo ad esclusione dei recuperi fiscali. Agosto dovrebbe essere il mese giusto per definire finalmente i dettagli per la vendita della seconda casa, e poi sarà compito di chi di dovere spuntare il giusto prezzo. Ricordo che lo stato di avanzamento di patrimonio, spese, income e portafoglio, anche se sono sempre consultabili qui. Per questo mese è tutto, Un abbraccio, LRI

  • Aggiornamento Giugno 2026

    Eccoci al consueto appuntamento periodico.. Mese importante che va a chiudere la prima metà dell'anno. Abbiamo passato il giro di boa, da qui in avanti si lavorerà sia per l'anno in corso ma anche per gettare solide basi per l'anno prossimo. Questo mese ho depositato liquidità, anche se al fotofinish. Ho acquistato ben 2 nuovi ETF: IJPN e VUKE, entrambi ETF azionari a distribuzione rispettivamente esposti a Giappone e Regno Unito. Il tutto perché, dando un occhio alla mia esposizione geografica, mi sembrava esserci spazio per un piccolo incremento di questi due paesi. Non nego anche che mi sono trovato in difficoltà nel momento in cui volevo utilizzare la liquidità: mi sembra tutto estremamente caro, con dividend yield ai minimi termini pure cercando fra gli ETF orientati ai dividendi. Per questi due motivi, ho scelto i 2 ETF con un buon compromesso fra bilanciamento geografico e yield "meno peggio". Non ho ancora venduto le mie Xinc stocks, ci penserò durante l'estate. L'incasso totale di dividendi è stato di 594€ netti, in flessione rispetto ai 635€ incassati l'anno scorso ma ricordiamoci che ho spostato parte di Xinc stocks su ETF che staccano in mesi diversi anziché tutto in Giugno. Tutto sommato, non una grossa "perdita", controbilanciata spero dai prossimi mesi. Andando a confrontare i primi 6 mesi del 2026 con lo stesso periodo del 2025 ho incassato un 3% in più di dividendi. La partita vera si giocherà nella seconda parte dell'anno. Punto ad un aumento fra il 20 e il 25%. La stima di fine anno dei dividendi che incasserò infatti è circa 3100€. Il valore del portafoglio (Directa + X inc Stocks ) al 30/06/2026 (ultimo giorno di mercati aperti nel mese) è di 176570€. Performance del mese positiva: +1.7%, meglio di VWCE che ha fatto +1.3%. Gain totale del portafoglio: +50%. Il grafico dell'andamento del mio portafoglio rispetto ai benchmark è sempre disponibile nella pagina "Portfolio & NW" . Per quanto riguarda il patrimonio totale, siamo a 390.6k€, anno su anno +19.5% ), e +1.7% M/M. Lato spese, il mese si chiude con soli 1130€. Lato income, nel mese ho incassato un totale di 4943€. Il saving rate del mese rolling 12 mesi è 48.1%. Il dato puntuale mensile è 78.4%. Per le spese, normale amministrazione: bollette varie, spese legate all'auto e ai bimbi. Fun fact: per la prima volta nella mia vita mi è arrivata una bolletta con valore negativo, a causa di un errore di lettura del fornitore. L'ho comunque inserita come "spesa" con valore negativo, giusto per categorizzarla in maniera coerente con il resto del monitoraggio. Per la voce income, mese normalissimo glassato con una quattordicesima ben accetta. Piccolo neo: ad oggi l'incasso totale è in leggera flessione rispetto all'anno scorso.. Nei prossimi mesi, spero entro fine estate, dovrei portare a termine non una ma ben due operazioni immobiliari: una vendita (già nota dai post precedenti) ed un acquisto (breaking news!). Da una parte questi potrebbero allontanare l'obiettivo FIRE di un paio di anni (ma servono dati per dirlo). Dall'altra questo è stato il mio ragionamento: questo acquisto mi porterebbe a possedere tutto il piano dell'immobile in cui vivo. In futuro potrei ampliare il mio appartamento, oppure ristrutturare un altro appartamento da mettere a rendita, oppure ancora dare la possibilità di scelta ai miei figli se abitare vicino a mamma e papà, con tutti gli aspetti positivi e negativi del caso. Pure se riuscissi ad uscirne a bilancio "zero" però, andrei a sostituire un immobile che ha una certa rendita con uno che, anche se volessi, non potrei mettere a rendita a meno di spendere altri bei soldini per la ristrutturazione. Ma vuoi mettere essere proprietario di una casa simil-americana, con la propria abitazione e a fianco la "casa degli ospiti"? In tutto questo ragionamento inoltre non sto considerando il patrimonio della compagna, che potrebbe aiutare e non poco la pianificazione del futuro familiare.. Ricordo che lo stato di avanzamento di patrimonio, spese, income e portafoglio, anche se sono sempre consultabili qui. Per questo mese è tutto, Un abbraccio, LRI

  • Stime FY 2026 - Meno income (certo), meno spese (forse)

    Questo mese mi sono divertito facendo delle stime sulla proiezione di income & expenses da qui a fine anno. Partiamo subito dalle note "dolenti" riguardanti l'income: Giugno è l'ultimo mese in cui incasserò la rendita da affitto e, visto che le vendite di immobili non sono poi così veloci come vendere un ETF, chissà quando potrò girare l'incasso su altri strumenti che generano flussi di cassa. Fra un sorriso di comodo e una giustificazione standard, dubito fortemente che quest'anno il mio income da lavoro superi quello dell'anno scorso. Nessuna novità in merito ad aumenti nel breve, malgrado l'incremento sostanziale di responsabilità immediato che mi hanno appioppato da 3 mesi a questa parte. Portiamo pazienza e finiamo questo rodaggio, anche se piano piano sto pensando che il trade off fra rottura di scatole aggiuntiva che sto gestendo e l'eventuale aumento di retribuzione (utopia ad oggi) non penderebbe comunque dal mio lato. Lasciamo il beneficio del dubbio.. non saprei quantificare tale aumento ad oggi.. Sto rimuginando da qualche tempo anche sulla definizione degli obiettivi per l'anno in corso (retribuiti nel 2027): difficilmente raggiungibili se non in parte (me ne ero già reso conto nel momento stesso della loro definizione). Questo potrebbe andare a minare pure il risultato del prossimo anno, ma vediamo di affrontare una cosa alla volta. L'income da dividendi è in aumento rispetto all'anno scorso: proiettando i dividendi staccati nei prossimi mesi dalle mie posizioni in portafoglio e moltiplicando per il numero di quote in mio possesso dovrei incassare circa 3100 € totali nell'anno, rispetto ai 2350 dell'anno scorso. Il rovescio della medaglia è che questo aumento è stato fagocitato totalmente dalla riduzione sostanziale dell'assegno unico, quindi queste due voci fanno una pari e patta fra 2025 e 2026. Probabilmente nel corso del 2027 la vendita dell'immobile e conseguente distribuzione/donazione delle diverse quote ai familiari farà crescere nuovamente l'assegno unico. Sto valutando seriamente di investire una piccola quota del ricavato in titoli di stato italiani, che sono esclusi dal calcolo ISEE sino ad un certo controvalore (ad oggi). Credo comunque che il mio portafoglio abbia bisogno di una bella iniezione di obbligazioni ben diversificate, così da ridurre il rischio dell'attuale asset allocation e magari simulare almeno in parte la rendita da affitto. Le altre voci di income sono irrisorie rispetto al totale. La mia stima dell'income totale 2026 è quindi di circa 47 k€, rispetto ai 53 k€ dell'anno scorso. Sarò lieto di essere smentito nei prossimi mesi ma credo di essere stato abbastanza realista in queste stime. Passiamo quindi alle spese, discutendo le voci con maggiore variazione rispetto all'anno scorso: Quest'anno finalmente ho terminato le spese straordinarie per l'immobile messo in affitto. Non sto considerando ulteriori spese straordinarie nemmeno per la casa in cui vivo (a meno che...) e anche dal lato spese mediche non dovrei avere più le spese "straordinarie" sostenute nel 2025 (speriamo!). D'altra parte potrebbe aumentare leggermente qualche spesa: per i figli, per viaggi/ferie, e credo avrò pure qualche matrimonio di troppo.. ma sono soldi spesi bene. La mia stima delle spese totali 2026 è quindi di circa 22-23 k€, rispetto ai 29 k€ dell'anno scorso. Tutto questo castello in aria che mi sto facendo non sta tenendo conto di eventuali spese di vendita dell'immobile, ma dai primi contatti che ho avuto con gli agenti immobiliari ho capito che la valutazione "a braccio" che ho fatto nel mio net worth è abbastanza cautelativa. Ultima nota di servizio, una chicca agrodolce a seconda della situazione: ho scoperto che chi si è avvalso della ristrutturazione "110%", nel caso di vendita dell'immobile è tenuto a pagare l'imposta sulla plusvalenza se vende entro 10 anni dal termine lavori. Ho quindi approfondito le ricerche, perché mi sembrava assurdo che nel caso di immobile acquistato nel 1950, se avessi utilizzato il superbonus nel 2024 tocca pagare l'intera plusvalenza.. e infatti, sembrerebbe il valore di acquisto viene rivalutato secondo degli indici ISTAT (anche se non mi è chiaro quale indice specifico). Possono inoltre sommarsi tutte le spese sostenute per l'immobile (sostituzione serramenti, ristrutturazioni varie...) ad eccezione dei costi sostenuti per il superbonus (o fino al 50% dei costi sostenuti per il superbonus se la vendita avviene fra i 5 e i 10 anni successivi al fine lavori). Probabilmente dovrò consultarmi con un commercialista per fare questo calcolo, o approfondire l'argomento sui vari siti dell'agenzia delle entrate o del ministero. Per ora ho visto che esiste il sito ISTAT "Rivaluta", al quale si può accedere tramite SPID per ottenere dei documenti per il calcolo della rivalutazione, ma oltre ad esserci ben 12 indici diversi, per ognuno di essi ci sono poi svariati sotto-indici di riferimento (aiuto!! alla voce Aggregazione/Coicop).. E per non farsi mancare nulla, FORSE si deve pure selezionare il territorio (diverse provincie o regioni), o forse no... lo scopriremo solo vivendo.. Benvenuti nel contorto mondo della burocrazia italiana!! A presto LRI

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